Domenica

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Ero arrabbiata  perché la mia amica mi aveva invitata al mare, invece devo stare a casa perché è venuta nonna. Certo, con quel vento sarei morta assiderata.

Così ho studiato, ho cercato di convincere papà a comprare un ipad, o un samsung, o un lego per me tutto rosa, o a scelta un gioco per il ds che però uscirà a giugno. Una zanzara mi ha punta due volte.

Andrea litigava con mamma per qualsiasi cosa, e vinceva sempre lui. Però mamma ha un alleato potente che è il Miserabile Facchino, mentre Andrea come alleato ha solo la voce che incrina i vetri.

Ho preparato dei muffin che non arriveranno a domattina. Papà mi ha aiutata e ne ha avuti due, Andrea quattro, io sei.

Tra un po’ finisce la scuola e io sono molto poco triste per questo.

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Mare d’aprile

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Andrea costruisce aerei di carta, di Lego, disegna piste di atterraggio sui fogli degli appunti di papà.

Siamo andati al mare oggi, ma non c’era nessuna delle mie amiche e così mi sono annoiata dal primo momento. L’aeroporto di Andrea sul tavolo del salone era stato allagato dall’acqua entrata da un terrazzo con lo scarico otturato. Si sono bagnati anche i cuscini del divano. Papà ha acceso il fuoco nel camino e la stanza si è scaldata un po’. Siamo tornati presto perché pioveva.

 

Harry Potter mi fa ridere

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Finalmente sono riuscita a vedere tutta la serie di Harry Potter. La fine de I Doni della Morte 2 mi ha lasciato delusa, devo dire: Molto Delusa.

Dopo tutta quella distruzione, quella lotta, quel grandissimo fessacchione di Potter che fa? Spezza la bacchetta più potente dell’universo e la butta nel vuoto, mentre dietro Hermione e Ron lo guardano allibiti e sicuramente pensano “Ma che imbecille!”.

Potter dopo aver sterminato quel povero disgraziato di Voldemort (mai visto uno più scemo di lui) torna dentro la scuola di Hogwarts ridotta in macerie, cammina nella sala e nessuno se lo fila. Ma come! ha appena ammazzato il mago più cattivo (e più scemo) dell’universo e nessuno si felicita con lui, lo porta in trionfo? Nemmeno una pacca sulla spalla, rimedia giusto un sorrisetto, tipo “Hai preso dieci in matematica, secchione”. Viene solo  abbracciato da Hagrid, ma quello nemmeno capisce cosa è successo! Un monumento, una coppa, niente!

Ma quando la storia salta un sacco di anni mi sono proprio arrabbiata. Ecco Potter coi suoi amici, i maghi che hanno salvato il mondo magico e babbano, che si sono trasformati in  mamme e papà che accompagnano i figli e hanno la faccia Terribilmente Monotona! Ma che delusione! Non salvano nessuno, non sono potenti, famosi, sono dei signori qualunque che invecchiano placidamente? Che schifo! Tutti quei maghi morti solo per dei  saluti mentre i marmocchi prendono il treno magico e gli ex-maghi famosi hanno lo sguardo bovino, oh no!

Ho immaginato quello scemo di Potter a ottant’anni, che chiama i nipotini e comincia a dire,

– Vi ho raccontato di quella volta che ho fatto fuori Voldemort?

E quelli che lo fissano con molta pietà e schifo e rispondono,

– Mamma! Nonno ha bisogno della medicina!

Diario

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Ho scoperto che scrivere il diario del fine settimana (non questo, ma quello per scuola) è molto meglio che fare problemi di geometria. Là se sbagli non trovi la soluzione, qui se sbagli la soluzione la trovi comunque.

Godzi deve imparare a memoria i nomi dei pesci che popolano i fiumi, delle piante e degli uccelli che nidificano. Legge una riga e la ripete a papà che poi gli fa un’altra domanda, e lui non sa rispondere e riprende il libro. Così per l’eternità.

Domani si torna a scuola, ma conto i giorni che mancano a giugno.

Basta aprire una porta

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Quante avventure! Mi sono arenata sul divano semisommersa da un plaid, in attesa dell’alta marea che mi portasse verso il telefonino da dove ho mandato messaggi in bottiglia alla mia amica, e lei non rispondeva mai!

Ho affrontato i terribili scogli della geometria, assistita dal Miserabile Facchino, mentre Godzi fuggiva dal sussidiario-coccodrillo che voleva mangiarlo.

La zona dove mamma spolverava era l’Angolo Proibito: andarci voleva dire scatenare una tempesta cosmica che ci ricacciava indietro.

La pioggia fuori nemmeno l’ho vista, impegnata a combattere per il possesso del computer.

E ora è notte, Godzi rumoreggia come un temporale e viene fulminato da papà, mentre io leggo le ultime pagine di un libro.

Pasqua

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Oggi mi sarei annoiata a morte se dopo un pranzo interminabile non fossimo andati in una bella casa su tre piani, con scale dove potevo saltellare con le mie variopinte stampelle, e un televisore e patatine fritte, coca-cola e torta.

Godzi intanto cercava di convincere un grosso cane pastore maremmano a non farlo volare di qua e di là solo agitando la coda (il rapporto di peso era 1:3 credo).

Il giardino era in discesa, per arrivare a questa casa si faceva una strada che sembrava posata per sbaglio su una collina tutta nuda.