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Sono immobile

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Sono riuscita a rompermi il menisco!

Pattinavo per la prima volta sul ghiaccio e mi sono accasciata come un fenicottero dei fumetti. Il dottore ha detto che ho i legamenti di gomma, ancora, così la pressione sul ginocchio ha fatto danni meno gravi.

Sono dolcemente atterrata nel mio sogno: stare tutto il giorno sul divano, attorniata da libri, kindle e telefonino, col telecomando a portata di mano e il Miserabile Facchino ai miei spietati ordini.

Il mio infortunio ha fatto saltare la settimana bianca, con grande dispiacere di Andrea, che pregustava la Gran Risa con papà. L’ultima volta il Miserabile Facchino s’era dovuto fare un pezzo di muro sciando all’indietro per catturare Godzi che era andato lungo.

Tra una settimana dovrò mollare le mie eleganti stampelle e tornare alla dura lotta per la sopravvivenza (come schivare i lavoretti di casa).

Ah, Godzi si è ammalato per la prima volta quest’anno. Ma è durata solo un giorno. Però la sera che s’è addormentato presto, con la febbre, io mamma e papà ci siamo guardati per capire se quel silenzio era un sogno.

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Finita

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E così anche la nostra meravigliosa settimana bianca è finita. Va bene, non mi andava di sciare e ogni giorno facevo la lagna per rimanere a casa (miei soprannomi: “Ventimila Lagne sopra i mari”, “La slavina di lagne” e così via), però poi ho fatto i miei chilometri e seguivo agevolmente mamma, non creavo problemi come Godzi, che ha urlato in tutte le valli e per fortuna c’era poca neve altrimenti sai le slavine? Siamo partiti salutando un po’ tutti, dalla proprietaria dell’appartamento alla vicina che ci affittava casa negli anni passati.

La vicina ha regalato a me una bella maglietta e a Godzi una macchina telecomandata, con la quale ha distrutto la pace nella piccola casetta che abitavamo, sbattendo contro le porte, i battiscopa e i piedi di mamma.

L’ultimo giorno Godzi e mamma sono andati a sciare prima, li abbiamo trovati al rifugio dove Andrea ha preso a suonare una campana e dopo hanno tolto la corda per disperazione. Però mio fratello era così elegante e bello e sembrava un piccolo Lord, anche se il suo comportamento è a volte un po’ discutibile. In un altro rifugio, qualche giorno prima, aveva fatto rotolare giù per la pista fino al torrente un ciocco di legno che serviva come tavolinetto. Godzi era tornato da noi dicendo “Un legno è rotolato giù da solo”, così papà-Sherpa ha capito al volo, ma non immaginava la mole del pezzo di legno. Andrea s’era presentato con i guanti sporchi di fango, la tuta sporca di fango e la faccia sporca di fango, perché aveva avuto l’ammirevole idea di cercare di recuperare il grande ciocco dal greto, senza ovviamente riuscirci perché doveva pesare più di lui.

Dopo essere partiti siamo passati per un paese là vicino dove papà aveva il suo papà, i suoi nonni e i nonni dei nonni e lui ha fatto una ripresa alla casa di famiglia che è stata venduta e ha detto che è rimasta identica, vista da fuori. Siamo arrivati a Roma per riprendere le nostre abitudini, così come le avevamo lasciate, cioè tv e diesse.

Papà non è più il Miserabile Facchino. Grazie al nostro fornitore di sci a noleggio, che si chiama Peppi e che l’ha chiamato così ridendo, è stato promosso a Sherpa, che sarebbe il Miserabile Facchino dell’Everest, il che non è poco e dovrebbe essere contento. Portava i nostri sci avanti e indietro dalle piste, ci raccoglieva quando cadevamo e ci spingeva sul piano quando eravamo stanchi (sempre…), se fossimo stati in alto nell’atmosfera avrebbe portato anche le bombole a ossigeno. Però m’accontento che mi aiuti a risolvere i problemi.

Andrea va piano

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Oggi con Andrea abbiamo animato le piste. Lui voleva sempre stare vicino a mamma sia quando sciavamo che quando salivamo in seggiovia. Io ero gelosa, ma non troppo, e ho potuto divertirmi un po’ tormentandolo.

Era facile, quando sciavamo io potevo andare più veloce e lui, per cercare di superarmi, e tornare in coda a mamma, cadeva sempre, sì! Invece di rialzarsi, come vedeva che sfrecciavo lontana insieme alla Grande Generatrice, iniziava a urlare e aspettava il Miserabile Facchino, che parte sempre per ultimo e raccatta i nostri cocci quando cadiamo.

Un paio di volte l’ho preso in giro con risate sataniche salendo da sola con mamma sulla seggiovia mentre lui, ancora alla fine della pista, urlava come un matto facendo girare tutti. Allora si lasciava nuovamente cadere nella neve, in preda a crisi isteriche mischiate a terribili minacce verso di me, la sua adorata sorellina! Papà, che l’aspettava poco più a valle, doveva spiegare affranto, agli sciatori che si fermavano preoccupati, che no, non s’era fracassato le gambe, no, non era assiderato, no, stava solo avendo una crisi di gelosia acuta.

Siamo andati avanti così tutto il giorno e Andrea, per tutte le lacrime versate, s’era tolta la crema protettiva e stasera è tutto rosso in faccia, sì!

Abbiamo fatto diventare pazzi papà e mamma, però un sacco di gente s’è divertita.

In automobile

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Il viaggio è andato bene, considerando che Godzi ha chiesto ogni sei minuti quanto mancasse all’arrivo. Il viaggio è durato sei ore e mezza, quindi potete fare il calcolo da soli. La mia faccia, quando siamo arrivati,  era identica allo schermo del diesse, per tutto il tempo che ho giocato.

La casa è bellissima, abbiamo persino la nostra piccola stanzetta! Eravamo così contenti, con Andrea, che abbiamo sistemato tutti i nostri bagagli da soli, negli armadi, e senza risse. Si tratta di una cosa così unica che devo scriverla qui, a futura testimonianza.

Sugli sci mi sono stancata, immediatamente, ma ho proseguito con coraggio perché Andrea, davanti a me, stava sempre con la faccia nella neve. Poi ho iniziato a cadere anche io e il divertimento è finito. Al rifugio ho mangiato un pezzo di pizza, poi abbiamo fatto altre due piste con papà che mi chiedeva di aumentare ad almeno tre chilometri orari la mia velocità media, mentre Godzi prendeva a sfrecciare senza schiantarsi. Esausta, sono tornata a casa con mamma, mentre papà e Andrea hanno seguitato a spassarsela.

Sulla neve

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La mia posizione di braccia dice papà è la migliore di tutte, ma sono troppo rigida e tendo a buttarmi indietro col peso e così vado in rotazione, ma sono migliorata, la neve era pesante perché nevicava continuamente però faceva caldo e ci siamo stancati tanto. Ho rivisto il maestro Sergio che mi aveva dato lezioni a Natale ma non ho spiccicato parola perché ero emozionata. Mi emoziono sempre anche quando scio e vado piano, cado anche io quando cade Andrea perché ci vogliamo bene. Abbiamo fatto tanti chilometri con gli sci, così tanti che alla fine eravamo stanchi e volevamo partire, alla fine degli impianti di risalita leggevo le storie degli animali mentre Andrea voleva scendere da solo. Stare sempre con mamma e papà e zia Simona con Riccardo è stato bello, sulla carta la sera vedevamo tutto il percorso e l’ultimo giorno è venuto anche zio Dario che scende dritto e si ferma lontanissimo, con Riccardo dietro che però quando va troppo veloce cade e una volta l’abbiamo chiamato Riccardo Ricado, però scia bene e papà dice che cadere fa parte del gioco.

Andrea sogna a occhi aperti anche quando scia e sbaglia pista, ma poi sente tutto e cerca di fare le curve a sci uniti e andare veloce come Riccardo, nostro cugino, ma quando cade perché va troppo veloce non dice nulla subito, nemmeno si lamenta ma a tavola, nel rifugio, dice Che Sgrugnata Ho Preso e mostra i graffi sul viso. Poi grida forte perché vuole fare le piste diverse dalle nostre, e va in neve fresca e si pianta come un palo e papà ha fatto decine di chilometri spingendolo e pulendolo quando Godzi s’è trasformato nel Pupazzo delle Nevi. Lui voleva l’appartamento con la moquette che avevamo l’anno scorso, perché pensa che solo nella televisione di quella casa si possa vedere Roary, e noi glielo spieghiamo che non è così, ma niente.