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L’estate finché c’è

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So bene che la mia assenza ha scatenato tempeste sui mezzi di comunicazione, ma tant’è, ero al mare e là bagni, sole e, argh, compiti, e soprattutto connessione internet razionata. Ma ora sono qui, miei adorati due lettori, spero che anche voi abbiate avuto bel tempo e divertimenti e che ora siate molto depressi per il ritorno alla vita autunnale così come lo sono io. Poiché sarebbe troppo lungo descrivervi compiutamente la nostra eroica estate, e io sono notoriamente Molto Pigra, vi propino una breve galleria fotografica con altrettanto brevi note.

Questa è la mia postazione preferita, il divano! Qui posso guardare la televisione, giocare al diesse e rispondere agevolmente di no quando mi viene richiesto qualche compito particolarmente gravoso come portare in cucina il tovagliolo nel quale m’ero messa dei biscotti.

Non si vive di solo mare. Qui siamo a Subiaco da nonna Franca. Godzi infastidisce Billi il cane gigante, che anziché mordicchiargli il sedere guarda me con espressione non particolarmente furba.

Godzi assorto; sembra tranquillo, ma il suo cervello lavora a tutto spiano per ordire disdicevoli e distruttivi piani.

Ecco il mio venefico fratellino, con una muta che si è fatto prestare da un ragazzo grande – non capirò mai come riesca a ottenere tutto quello che desidera – e la sua maschera, che affronta i marosi con scarso successo.

Qui sto provando le mie pose da pin-up, ma lo sguardo non è voluto. Sto fissando Godzi che minaccia un mio gioco, profittando del fatto che non posso muovermi, e provo a fulminarlo con una trasmissione di raggi laser dalle mie pupille alle sue mani. Inutile dire che appena il Miserabile Facchino ha scattato la foto, sono scattata anche io contro Andrea.

Godzi qui sembra uno scemo californiano, di quelli che stanno tutto il giorno sulla spiaggia a bere birra, guardare le ragazze e fare surf.

Questa è l’ultima foto scattata sulla spiaggia prima della nostra partenza. Mi sforzavo di non ridere e mi è venuta la bocca a ciabatta, così imparo!

Una giornata intensa

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Ci siamo svegliati presto ieri mattina, dovevamo andare al matrimonio del cugino Antonio, che si sposava al Santuario della Mentorella. Papà si è messo a studiare la strada ma dopo un attimo di ottimismo ha scoperto che esistono due santuari,  lui avevasperato in quello di Gerano, con la strada fosse breve. Invece no, quello verso era sulla cima della montagna, così i nostri piani-partenza sono stati sconvolti. Ci siamo alzati e la preparazione è stata caotica però mamma, contrariamente al solito, era calma e tranquilla. Fuori pioveva e tirava vento freddo. Ho indossato una bella scamiciata di velluto rosa, con sopra uno scaldacuore di lana fatto a mano, tra i capelli delle piccole roselline con lunghi nastri sempre rosa. Al matrimonio avevo il compito di portare le fedi, insomma un lavoro impegnativo.
Ci siamo messi in macchina e sulla strada non c’era nessuno, pioveva e faceva sempre più freddo mentre passavano in mezzo a boschi e rocce nere, cavalli e mucche che stavano alcune come sceme in mezzo alla carreggiata. Siamo arrivati alla chiesa un po’ bagnati; dentro faceva freddo come in un frigo e ho tenuto addosso il piumino quando non esercitavo le mie preziose funzioni. Ho preceduto gli sposi entrando con il piccolo cuscino porta fedi ben visibile tra le mani; seduta in prima fila ho atteso che la cerimonia andasse avanti, fino al momento in cui i due protagonisti hanno avuto bisogno di ciò che custodivo gelosamente. Ho raggiunto l’altare e ho consegnato il cuscino, poi è stato compito dello sposo cercare di sciogliere i nodi gordiani che trattenevano gli anelli. Superato anche questo ultimo intoppo, c’è stato il bacio! Sulla bocca!
Andrea si è comportato piuttosto bene, ha acceso tutti i i ceri votivi muovendo rumorosamente gli interruttori elettrici e giocava con le macchinine dentro il confessionale, con la sua anima poco devota.
Gli sposi sono stati bersagliati fuori dalla chiesa e in quel momento aveva smesso di piovere. Siamo andati al ristorante dietro zio Agostino che conosceva la strada; ci siamo trovati in un agriturismo con il parco giochi lumacoso, il laghetto con le anatre beccanti, la vasca con la bava verde repellente. Dentro il ristorante c’erano due sale, in una abbiamo mangiato tutti, nell’altra solo gli altri perché io m’ero riempita di mozzarelle fritte e patatine, Andrea solo di patatine.
Il pranzo dei grandi è durato poco, sei o sette ore; Andrea le ha passate fuori bagnandosi tutto due volte, correndo nell’erba bagnata e raccogliendo con le mani la bava verde che stava dentro la vasca (cosa che faceva schifo a tutti i presenti) e gettandola qua e là; ha anche cercato di demolire il muretto sopra il campo giochi dove io ho trovato cento lumachine.
Dentro la sala ho visto nonna Franca ballare e dopo cantare una canzone; mamma Monica recitare due belle poesie di zio Agostino; la cugina Giorgia cantare, ballare la lambada insieme a Francesca; papà correre dietro a Godzi. Io ho fatto la mia parte, recitando davanti a una platea attenta la lunga poesia dedicata alla mamma e riscuotendo un grande successo.
Alle sei e mezza, quando è arrivata la carne, siamo fuggiti verso casa. Qui abbiamo trovato il caos provocato dalla nostra frettolosa uscita. Ci siamo impegnati tutti, io giocando al ds, Godzi su internet coi suoi disastri ferroviari (dice "Nella curva a vomito il treno draglia!") e mamma e papà che sfaccendavano esausti.
Qualche immagine dei giorni passati, quelle del matrimonio tra un po’.


Immagini & niente

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Non succede quasi niente questi giorni. Pioggia, scuola, compiti, apparecchio ai denti, mascherina tirapalato la notte. Che tristezza.

Qui alla mia festa. Atto conclusivo, sono malinconica perché i miei otto anni sono andati. Godzi dice che non vuole diventare vecchio e rugoloso, che vuole rimanere piccolo e non vuole morire. Contento lui.

Qui ero agghindata per la festa di carnevale a scuola, sul viso il trucco fatto da mamma. Mi sono divertita!

E per finire Godzi in una delle sue rituali espressioni da scemo.

Foto ricordo di inizio autunno

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Oggi è stato il mio primo giorno in piscina. Un successo. L’istruttore è stato molto contento e i tre mesi al mare hanno dato i loro frutti. Il mio stile libero, il mio dorso e persino la mia rana (il mio punto debole) hanno fatto furore. Sono molto contenta!
Dalle foto sotto non si nota, ma Godzi, roteando su stesso come un derviscio, come facevo io da piccola, si è schiantato contro una panchina, a scuola, facendosi un livido grosso come tutta la guancia, a casa si è infranto contro un capitello con la coscia. Inoltre oggi è rimasto a scuola e non ha mangiato nulla perché lui vuole solo il cibo dei piccoli, che sarebbe il cibo dei grandi ma frullato. A volte penso che Godzi è davvero strano.
Dimenticavo! Come sapete ho fatto troppi compiti quest’estate, ma la maestra ha trovato il modo di premiarmi perché in classe ha detto "Alzi la mano che ha fatto tutti i libri!" e l’ho alzata solo io! E ora me la godo mentre gli altri risolvono tutti i problemi che io ho già fatto.

Non sembriamo, come dire… veri? Cioè, che ci vogliamo bene anziché cercare quotidianamente di distruggerci a vicenda?

Godzi è il solito deficiente!

GIURO che non ci hanno pagati. È stato un gesto spontaneo, più o meno, perché Godzi mi si è buttato addosso e io ho dovuto accettare l’abbraccio.

BM 7 – Questi venti giorni d’estate

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Questi venti giorni d’estate piena sono successe poche cose, ma intense. Prima di tutto mi sono caduti altri due dentini e quando rido sembro una vecchietta, così ho vietato al Miserabile Facchino di scattare immagini allegre. Il primo dentino non mi è esattamente caduto, ma mi è stato estorto con l’inganno da Andrea, l’amico di papà che è dentista. Il vile dapprima mi ha circuita lasciandomi scegliere tra una comoda piccola anestesia locale oppure un fastidio breve. Quando ho scelto la punturina lui mi ha comunicato con immensa tristezza che purtroppo non aveva siringhe e mi ha semplicemente chiesto di poter osservare la mia zanna pendula servendosi di un pezzo di carta assorbente. Non ho sentito niente, ma il Miserabile Facchino si è ritrovato in tasca il corpo del reato mentre io ho fatto un po’ di lagna lacrimosa tanto per non deludere il pubblico. L’altro dente, invece, mi è schizzato via mentre azzannavo un pezzo di pane. E poi sono caduta dalla bici da ferma e sono riuscita a farmi più male che non Godzi quando vola a centosettanta all’ora contro i muri rugosi. Tagli alla mano e un danno muscolare al braccio sinistro da farmi strillare, hanno provocato un comprensibile allarme che mi ha apportato coccole supplementari, quando temevo fossero poche ne avevo di più versando qualche lacrima del tutto gratuita. Sapete, posso piangere come, dove, e quando voglio, una vera professionista. Ora sto dando sfogo alla mia dipendenza dal diesse che sta toccando vertici inimmaginabili. E se il Miserabile Facchino prova a dire qualcosa mi tocco il braccio e subito calde lacrime bagnano il mio vestito. Il problema per me è Godzi che ama il gioco di Mario e mi rompe ogni volta per farmelo mettere. Addirittura si trasforma nel mio guardiano. Già, papà vuole che lo stesso tempo che dedico al ds lo debba dedicare ai compiti estivi, così mi ritrovo questo piccoletto prepotente che mi dice di fare i compiti così poi giochiamo e io non lo sopporto! Però ho quasi finito i due libri anche se mi mancano un sacco di problemi.
È venuta Martina, la mia amica di Roma, e siamo andati a trovarla a Sabaudia sulla spiaggia col mare basso. Fa tanto caldo e abbiamo giocato bene. C’era lei quando sono caduta rovinosamente e così piangevo e facevo sconnessi discorsi teologici “Perché Dio ha creato le cose così e non mette le cose a posto e io sono tanto sfortunata mi sono fatta male non potrò giocare col diesse e oggi c’era Martina come sono sfortunata”.
Sorpresi che non dico nulla di Godzi? Oh, lui ormai vive sulla fama che si è costruita in duri anni di danneggiamenti, però è andato a Subiaco con papà, a trovare nonna Franca. Là ha trovato un secchio, con dentro un pennello a rullo con ancora dei residui di vernice verde, e l’ha passato correndo sulla nuova stradina di cemento appena fatta, schizzandosi tutto il vestito e diventando nel complesso verde come un ramarro. Mamma sentiva così tanto la sua mancanza che quando Godzi e il Miserabile Facchino sono tornati, la sera, ha detto “potevate rimanere due giorni”. Sulla spiaggia si arrampica su tutte le grosse pance che vede e se si tratta di una donna dice “c’è un bambino là dentro?”, e quando non è vero ma si tratta di troppe fettuccine allora mamma vorrebbe chiedere scusa. Fa tanti tuffi da tutte le altezze ed è sceso in acqua anche dagli scogli, prende il materassino da solo e va verso il largo provocando grida isteriche delle altre mamme che non sanno che almeno dieci metri a nuoto, con stili non contemplati dai manuali, li sa fare, e poi c’è sempre papà che lo sorveglia. Da stanotte farà anche a meno del pannolino, visto che ormai sono diversi giorni che preserva dall’umidità il letto. Si è impossessato di due vecchi telefonini di papà e ha distrutto diversi giochi. Ecco.
Abbiamo visto i fuochi d’artificio sulla spiaggia a Ferragosto, e siamo a quota un miliardo di bagni. Quando torniamo a Roma tra una ventina di giorni saremo tristi, ma sazi.


Il compleanno di Godzi è andato bene, ci siamo abbastanza divertiti anche se lui ha tentato la fuga temendo di dover mangiare la torta-da-grandi.


Quando ha spento la candelina assistito da nonna Adriana tutti hanno capito che il peggio era passato e la festa si avviava trionfalmente alla conclusione.


Siamo andati a cena da zia Simona per il suo compleanno, e qui siamo da sinistra a destra Andrea, Max, Riccardo, io e Giovanni