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Al cinema tutti insieme

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Siamo andati al cinema lunedì. Una notizia del tutto irrilevante se non fosse che era la prima volta di Godzi. Il Miserabile Facchino era scettico su Andrea e diceva: Dopo mezz’ora rompe l’andatura e comincia a galoppare per tutto il cinema. La Grande Generatrice invece era possibilista. Ha avuto ragione lei!  Il film era sufficientemente movimentato e ha tenuto sulla poltroncina il nostro vivace rettile per un’ora e mezza. Un trionfo.
Io, sob, posso solo essere splendidamente perfetta, ma nessuno mi fila, perché sono tutti impegnati a correre dietro a Godzi, che appena lasciato solo combina un disastro. Oggi sto male e sono rimasta a casa. Ma ci sono mamma e papà tutti per me. Mi hanno detto di scrivere una lettera a babbo natale, ma non so cosa scrivere. Papà ha promesso che mi sottoporrà a una rapida lezione di Retorica Finalizzata all’Estorsione di Regali Costosi.

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La guerra dei due mondi # 1

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Godzi prende l’acqua da un bicchiere con la cannuccia e me la spruzza addosso mentre vediamo la tv. Io lo spernacchio quando dorme fino a farlo diventare blu dalla rabbia. Lui mi devasta la zona peluche da me pazientemente ordinata, io gli rubo qualsiasi oggetto per quanto schifoso. Lui vuole vedere un cartone animato diverso dal mio, io voglio vedere un cartone animato diverso dal suo. Tutti e due strilliamo a 160 Db. Arriva il Miserabile Facchino e ci sculaccia. Game over.

grr

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Per-colpa-di-Godzi ritarderemo la nostra felice calata al mare. La sua mano ha bisogno di almeno due settimane per cicatrizzare, nel frattempo non può fare il bagno, non può prenderci il sole, così staremo un po’ qui, un po’ a Subiaco. Per consolarmi ingaggio con lui furibonde battaglie mentre mamma e papà assistono attoniti coi loro bulbi oculari che rotolano sul pavimento.
Oggi ho scritto le tabelline dall’1 al 6 sul quaderno, ma al momento di impararle a memoria sono stata presa da una crisi mistica. Godzi dorme, questo significa pace in terra per tutti gli uomini di buona volontà.

Passato prossimo

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Una sera piansi:

Non voglio, sob, andare a scuola domani!
Papà: Perché non vuoi
Perché la maestra è arrabbiata con me
Arrabbiata?
Ho fatto male le operazioni e devo rifarle
Vediamo il quaderno
Ecco, vedi? Dovevo lasciare due quadretti di distanza e invece solo uno
Allora la maestra non è arrabbiata, vuole solo che tu le riscriva correttamente, le operazioni erano giuste
Sì, ma è tardi e non mi va
Dai, ti aiuto

Seduti al tavolo, mentre Godzi dormiva, lui mi seguiva passo passo, ho riscritto tutto e sono andata a letto felice. Era molto tardi e mi sono sentita grande.

Quando devo fare un disegno mamma o il Miserabile Facchino fanno una traccia che io ripasso e abbellisco come voglio. E m’insegnano come scrivere bene le a e le o e le q senza il ricciolo. E sono contenti quando prendo "eccellente" ma anche quando prendo "buono". Sono contenti quando mi vedono, anche se scapriccio e malmeno Godzi. Anche lui è contento perché vuole sempre giocare con me e me lo fa capire sputandomi addosso o dandomi delle cose in testa. Poi racconta delle favole a modo suo sul Lupo Ezechiele che mangia i mostri molto cattivi e li butta nel camino col fuoco grande dove diventano cenere. Non si sa come va avanti la storia perché ripete solo questo pezzo ma con espressione. Ha anche trovato un libro su vecchie automobili da corsa e chiede a papà le marche di tutte. Lui glielo dice, tutti nomi strani, e spiega che a quel tempo se a uno veniva in mente di costruirsi un’automobile lo faceva, mica come ora che devi chiedere il permesso anche per aprire una scatoletta di tonno.

Giorni rapidi come frecce

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In questo periodo di tempo sono accaduti due fatti eclatanti, il primo è la mia partecipazione alla festa di Gaia in un bel parco con molti giochi e senza animatore, il che ci fece divertire ancora di più divisi in gruppi, gruppetti e fazioni teppistiche atte al danneggiamento reciproco. Mangiai due panini ripieni di cioccolato che non mi provocarono danni visibili, tipo gonfiori sospetti agli occhi, e sedici bicchieri pieni di pop-corn ma in compenso eliminarono del tutto ogni traccia di appetito per un giorno intero. Mi accompagnò papà, che diluì la propria gioia d’essere là in robusti bicchieri pieni di coca-cola e un altra sostanza chiamata rhom, o rhum, che il papà di Gaia preparò con rara abilità. La festa fu bellissima e piena di sole e anche papà, alla fine, si accasciò su una panchina a ciacolare.
Il secondo evento interessante è il nostro ritorno a Subiaco, poiché papà doveva terminare di tagliare la vasta prateria che circonda casa di nonna Franca. Passammo una domenica (che era ieri) favolosa, correndo da tutte le parti e giocando, io e Godzi, con le biciclette e a piedi, mentre mamma prendeva il sole e papà, beh papà faceva avanti e indietro, avanti e indietro col suo grande tagliaerba. Nonna Franca ci fece grandi feste e preparò per noi cose buone e comprò la pizza ai funghi che mi piacque molto. E la sera partimmo all’Ora Senza Traffico e giungemmo rapidamente a casa, dove non ne volemmo sapere di addormentarci. Godzi si alzò e socchiuse la porta del corridoio mettendo fuori una zampa per battere dolcemente e richiamare l’attenzione. Una volta ricondotto a letto  volle ancora camomilla, mentre io, facendo la rana, presi male le distanze dando una robusta zuccata contro un bordo di legno e facendomi un bernoccolo simile a una collina.
Ah, c’è un terzo evento, che sarebbe nonna Adriana che è venuta a trovarci, ma questo sta accadendo!

Aggiorno dunque sono

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Nonostante la mia lunga assenza da questo blog, la vita prosegue. Dunque, cosa è successo nel frattempo? Ah, il primo fine settimana successivo alla mia prodigiosa guarigione lo passammo a Roma. Festeggiai la Liberazione occupando ogni anfratto della nostra casa con i miei ninnoli, hellokitty, carrozzine, pettinini, sassi, mollette, scatoline e cassettini tutti pieni di conchiglie, bottoni, nastri. Sono un’accumulatrice folle! Appena Godzi toccò qualcosa cominciai a ululare per poi avventarmi sul fratellino per segnargli la faccia con qualche graffio bene assestato (anche se questo provocò la calata della mano del Miserabile Facchino su, ehm, sapete dove).

Questi giorni invece tornammo a Subiaco, dove finalmente risplendette il sole. Godzi trovò nella campagna il suo habitat ideale, potendo giocare con acqua e cenere, sassi, canne e quant’altro fino a ridursi in un stato in cui fu difficile identificarlo. A casa non andò meglio. Mentre io, severa e compassata, leggevo il mio nuovo dizionario, lui metteva un piccolo materasso sulle scale per lanciarsi di sotto; mentre io sedevo composta a tavola lui lanciava oggetti dalla mansarda in salone. In quanto al Miserabile Facchino, dovette tagliare sei milioni di metri quadri di erba, lavoro che gli provocò incubi notturni. La Grande Generatrice, dopo varie notti di lavoro, giunse piuttosto confusa sulla propria identità e riuscì  a capire dove fosse solo quando fu il momento di tornare a Roma.

Domenica ci recammo in festosa combriccola alla prima comunione del cugino Giuseppe, che tollerò questo rito in grazia dei fantastici regali che ricevette. Nonostante i timori Godzi si comportò bene in chiesa, perché le varie letture sacre ebbero su di lui un effetto sedativo. Per prudenza, visto che stavamo organizzando un’insurrezione, papà ritenne opportuno portarci fuori, dove come moderni lanzichenecchi ci lanciammo nei vicoli del centro storico e demmo l’assalto alla famosa Rocca dei Borgia, che trovammo però già devastata e abbandonata di suo. In seguito Godzi e mamma tornarono a casa, visto che Andrea non mangia ancora un accidente, mentre io e papà, mirabile coppia, ci recammo a un bellissimo ristorante sul fiume dove mangiai tredici tonnellate di pizza e potei ammirare le trote, i gamberi di fiume, le cascate molto rumorose e ricevetti, dai parenti tutti, giusti apprezzamenti per la mia innata affabilità. La sera tornammo a Roma senza incontrare traffico, nonostante le previsioni fossero apocalittiche, noi con papà e mamma con la macchina nuova. Nel crepuscolo vidi molti aerei nel cielo, le nuvole e chiesi se fossero sempre le stesse. Con papà decidemmo che potevo provare a dipingere con i colori a olio un mazzo di rose, e lui promise che si saremmo divertiti molto, anche se i risultati sarebbero stati più vicini a un delirio cubista.


Oggi sono a scuola, il che non è una grande notizia. Salvo che ormai inizio a padroneggiare il mistero del calendario, rendendomi conto che tra un mese sarò libera, ahà!

Ci siamo ancora

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Penso siano passati due giorni e invece sono un sacco. Nel frattempo sono andata di nuovo a nuoto dove ho imparato lo stile libero mentre Godzi spruzza acqua dalla bocca addosso all’istruttore e va già sott’acqua, il rettile (ci credo!). Siamo andati in gita con la scuola sul pullman in un centro dove addestrano i cani poliziotto e le macchine fanno le giravolte e la sera siamo tornati e mi aspettava mamma. Poi siamo partiti per Subiaco, dove sono ora. L’ustione sulla guancia sta andando via, devo imparare a memoria una poesia triste, che nonna conosce e dice anche lei che è triste, ma è di questo uomo che si chiama Pascoli e quindi va bene così.