Archivio mensile:marzo 2013

Pasqua

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Oggi mi sarei annoiata a morte se dopo un pranzo interminabile non fossimo andati in una bella casa su tre piani, con scale dove potevo saltellare con le mie variopinte stampelle, e un televisore e patatine fritte, coca-cola e torta.

Godzi intanto cercava di convincere un grosso cane pastore maremmano a non farlo volare di qua e di là solo agitando la coda (il rapporto di peso era 1:3 credo).

Il giardino era in discesa, per arrivare a questa casa si faceva una strada che sembrava posata per sbaglio su una collina tutta nuda.

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Oggi

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Ieri è venuta a dormire da me la mia amica. Ci siamo divertite, ma stamattina mi ha svegliato alle otto e mezza, oh no! Erano undici anni che non mi svegliavo così presto in un giorno di festa. Ho passato la mattina con gli occhi incollati al diesse, poi al telefonino, finché papà mi ha riportato alla realtà dei compiti.

Tanti compiti! Invece Godzi ne ha meno, ma non vuole farli e così passa sui libri il doppio del tempo e prende anche i rimproveri di papà.

Il mio ginocchio va molto meglio, domani è Pasqua e piove sempre.

Sono immobile

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Sono riuscita a rompermi il menisco!

Pattinavo per la prima volta sul ghiaccio e mi sono accasciata come un fenicottero dei fumetti. Il dottore ha detto che ho i legamenti di gomma, ancora, così la pressione sul ginocchio ha fatto danni meno gravi.

Sono dolcemente atterrata nel mio sogno: stare tutto il giorno sul divano, attorniata da libri, kindle e telefonino, col telecomando a portata di mano e il Miserabile Facchino ai miei spietati ordini.

Il mio infortunio ha fatto saltare la settimana bianca, con grande dispiacere di Andrea, che pregustava la Gran Risa con papà. L’ultima volta il Miserabile Facchino s’era dovuto fare un pezzo di muro sciando all’indietro per catturare Godzi che era andato lungo.

Tra una settimana dovrò mollare le mie eleganti stampelle e tornare alla dura lotta per la sopravvivenza (come schivare i lavoretti di casa).

Ah, Godzi si è ammalato per la prima volta quest’anno. Ma è durata solo un giorno. Però la sera che s’è addormentato presto, con la febbre, io mamma e papà ci siamo guardati per capire se quel silenzio era un sogno.

Grida

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A un certo punto verso le dieci di sera gridiamo tutti insieme, Andrea contro di me accusandomi di aver ucciso l’insettino al quale voleva tanto bene. Oh, si trattava di un non-so-cosa che si aggirava in bagno. Gridavo a Godzi che sapeva nuotare e l’ho messo nel lavandino. Non è mi ha creduta e gridava e io mi difendevo gridando mentre la Grande generatrice gridava che la stanza era tutto un disordine e il Miserabile Facchino meditava sulla possibilità di trovare lavoro all’estero, tipo Tasmania.

– Cercano cavie per il morso di serpenti letali, diceva, cercando di farci capire qualcosa.

La mia pagella era buona, salvo due ignobili “sei” in scienze e geografia, quella di Andrea anche, considerando la sua attitudine a costruire nei momenti meno indicati sofisticati modelli di aeroplani di carta. La maestra si è dotata di missili terra-aria, e questo dice molto. Gli ho detto di venderli a quelli di quinta, secondo me qualche euro lo tira su perché sono bellissimi e rimangono in aria un sacco di tempo, io neanche riuscirei a immaginarli.

Ho ripreso a nuotare e l’istruttore ci fa fare decine di vasche. pensavo di morire di fatica invece la sera torno e sono piena di energie. Con la mia amica del cuore stiamo sotto la doccia all’incirca sedici ore, cantando tutte le canzoni che conosciamo.