Archivio mensile:dicembre 2012

Natale alla sua vigilia

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Godzi mi minaccia,

– ti acciuffo uno sberlone!

Capite perché rido, e lui s’arrabbia ancora di più?

La mia scuola va abbastanza bene, anche perché mamma e papà mi stanno addosso dopo qualche lieve incertezza dovuta a: poco studio, troppa televisione, troppo ds, testa tra le nuvole e cose così.

Ho anche ricevuto la mia prima lettera d’amore! piena di cuoricini e dichiarazioni, le mie compagne di classe erano più emozionate di me, in effetti. Ho infatti considerato la cosa assai freddamente: se quel mio compagno di classe pensa come scrive, siamo messi male!

Stasera scartiamo i regali. Tutto il resto, ovviamente, passa in secondo piano, persino i deliziosi boccoli d’oro che ho fatto ai capelli.

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L’inverno del nostro contento

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Pur di avere un nuovo gioco del diesse ho: prelevato con destrezza gli euro che Godzi aveva incautamente disposto nella sua nave (di cui parlerò dopo); corrotto con eccelse capacità nonna Adriana; ipnotizzato con estrema facilità papà, il quale è andato su internet e ha ordinato quanto desideravo. Il gioco è arrivato e da quel momento non faccio altro che vestire e rivestire modelle virtuali.

Godzi ha costruito con pezzi di Lego di molteplice provenienza una lunga cosa che lui chiama nave. Ci sono ponti, panchine, stive, bagni, gru, casette, corridoi e oggetti vari. La nave, che non sembra per niente una nave, ovviamente se messa in acqua affonderebbe in un nanosecondo, ma credo non sia neppure sollevabile, ha l’aria di poter finire a pezzi solo a guardarla, fatto sta che occupa tutto uno scaffale.

Ieri abbiamo fatto l’albero di Natale. C’è stata una dura lotta con mamma sui colori. Volevo introdurre il rosso ma l’opposizione è stata ferma e dopo una lunga trattativa abbiamo concordato su blu, argento e oro, più lucine interne che papà ha acquistato dopo un’avventurosa uscita col motorino in un tempo assai tempestoso.

Mentre papà tirava fuori palline grosse e piccole, pigne vere e di plastica, stelle, angeli, slitte, renne e babbi natale di varia forma, Godzi afferrava per disporre a suo piacimento sull’albero, cioè tutto attaccato. Probabilmente se avesse continuato per un po’, l’albero si sarebbe inclinato su un fianco e sarebbe crollato. Con grande pazienza papà gli ha spiegato il concetto di simmetria e le cose sono andate meglio e anche l’albero, anche se di plastica, ha tirato un sospiro di sollievo. Nel frattempo io svolgevo la mia preziosa funzione di musa ispiratrice. Abbastanza lontana dall’albero da evitare il rischio di trovarmi invischiata in quel duro lavoro (solleva l’addobbo, attacca l’addobbo), intonavo canzoni di Natale in un inglese in parte sconosciuto ai dizionari, in parte no. Il mio melodioso canto diminuiva la fatica dei maschi, che come si sa devono essere gli unici a faticare.

Godzi a un certo punto ha deciso che papà era il più grande pittore del mondo e andava in giro esclamando a tutto spiano. Ha voluto attaccare un quadro in camera nostra, ma io l’avevo già fatto una settimana fa, con un altro quadro con figure tutte tonde e tanto oro dentro. Non contento, Andrea ha preso una tela e ci ha disegnato sopra la sua celebre composizione: Picchi Innevati Con Cascata, Alberi Giganteschi, Nuvole e Alberi Minuscoli. Ma nonostante papà gli avesse detto di preparare colori diluiti, lui ha esaurito in breve tempo tutta la dotazione, e l’opera ora è là con una montagna che rischia di crollare sotto il peso del marrone e del bianco che lui ci ha messo sopra, mentre l’altra montagna è molto triste, essendo ancora solo disegnata.