Finita

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E così anche la nostra meravigliosa settimana bianca è finita. Va bene, non mi andava di sciare e ogni giorno facevo la lagna per rimanere a casa (miei soprannomi: “Ventimila Lagne sopra i mari”, “La slavina di lagne” e così via), però poi ho fatto i miei chilometri e seguivo agevolmente mamma, non creavo problemi come Godzi, che ha urlato in tutte le valli e per fortuna c’era poca neve altrimenti sai le slavine? Siamo partiti salutando un po’ tutti, dalla proprietaria dell’appartamento alla vicina che ci affittava casa negli anni passati.

La vicina ha regalato a me una bella maglietta e a Godzi una macchina telecomandata, con la quale ha distrutto la pace nella piccola casetta che abitavamo, sbattendo contro le porte, i battiscopa e i piedi di mamma.

L’ultimo giorno Godzi e mamma sono andati a sciare prima, li abbiamo trovati al rifugio dove Andrea ha preso a suonare una campana e dopo hanno tolto la corda per disperazione. Però mio fratello era così elegante e bello e sembrava un piccolo Lord, anche se il suo comportamento è a volte un po’ discutibile. In un altro rifugio, qualche giorno prima, aveva fatto rotolare giù per la pista fino al torrente un ciocco di legno che serviva come tavolinetto. Godzi era tornato da noi dicendo “Un legno è rotolato giù da solo”, così papà-Sherpa ha capito al volo, ma non immaginava la mole del pezzo di legno. Andrea s’era presentato con i guanti sporchi di fango, la tuta sporca di fango e la faccia sporca di fango, perché aveva avuto l’ammirevole idea di cercare di recuperare il grande ciocco dal greto, senza ovviamente riuscirci perché doveva pesare più di lui.

Dopo essere partiti siamo passati per un paese là vicino dove papà aveva il suo papà, i suoi nonni e i nonni dei nonni e lui ha fatto una ripresa alla casa di famiglia che è stata venduta e ha detto che è rimasta identica, vista da fuori. Siamo arrivati a Roma per riprendere le nostre abitudini, così come le avevamo lasciate, cioè tv e diesse.

Papà non è più il Miserabile Facchino. Grazie al nostro fornitore di sci a noleggio, che si chiama Peppi e che l’ha chiamato così ridendo, è stato promosso a Sherpa, che sarebbe il Miserabile Facchino dell’Everest, il che non è poco e dovrebbe essere contento. Portava i nostri sci avanti e indietro dalle piste, ci raccoglieva quando cadevamo e ci spingeva sul piano quando eravamo stanchi (sempre…), se fossimo stati in alto nell’atmosfera avrebbe portato anche le bombole a ossigeno. Però m’accontento che mi aiuti a risolvere i problemi.

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