Archivio mensile:aprile 2010

è solo ancora primavera

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L’ammetto, sono dipendente dal DS, voglio giocarci sempre e quando devo smettere. Beh, non ci riesco. Papà il cattivo sta pensando di mandarmi in una clinica specializzata per disintossicarmi, nel frattempo me lo toglie per lunghi periodi, anche due giorni! Non si rende conto che così mi distrugge. Povera me. Mi chiama anche "lumaca su un terreno secco", per insinuare che sono pigra, lenta, che non aiuto a fare le cose di casa e lascio i miei vestiti in disordine. Ah, questo me lo dice mamma con un tono di voce che è difficile da superare. Ma io invece sono ordinatissima, i miei giochi sono tutti nuovi e mi piace classificare le bambole e i pupazzi. Quando viene nonna Adriana ripetiamo i compiti e alle fate simpatiche faccio dire la lezione bene così prendono un bel voto, a quelle antipatiche faccio sbagliare tutte le risposte così nonna mette un brutto voto. Mi sono stufata di andare a nuoto, quando sono in acqua mi diverto, ma non mi va di cambiarmi. Forse è vero che sono pigra.
Con Andrea giochiamo con i trenini di legno e le macchine di Cars e lui fa le vocine per cambiare identità quando deve interpretare diversi personaggi. Mentre io gioco al diesse lui va su internet e visiona su youtube tutti i filmati che riguardano Thomas il trenino, poi si chiude in camera e ripete con la sua amata locomotiva, che solo protezioni celesti mantengono ancora intatta, tutti gli incidenti e le scenette. Mantiene le sue abitudini, mangiucchia qualcosa di nostro, beve latte, si infuria quando qualcuno lo contraddice ma a scuola va bene perché sta imparando tutto. Sogna sempre avventure con la macchina Flami (sì, l’ha chiamata come me!) che ha dei superpoteri e l’altra notte ha sognato che papà non seguiva i suoi consigli, rimaneva in cucina e c’era il grande robot di ferro e papà moriva, ma la macchina Flami lo salvava. Quando Andrea s’è ricordato il sogno l’ha raccontato a papà, gli ha detto abbracciandolo "Non voglio che muori" e papà ha risposto "neanch’io".

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Sulla neve

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La mia posizione di braccia dice papà è la migliore di tutte, ma sono troppo rigida e tendo a buttarmi indietro col peso e così vado in rotazione, ma sono migliorata, la neve era pesante perché nevicava continuamente però faceva caldo e ci siamo stancati tanto. Ho rivisto il maestro Sergio che mi aveva dato lezioni a Natale ma non ho spiccicato parola perché ero emozionata. Mi emoziono sempre anche quando scio e vado piano, cado anche io quando cade Andrea perché ci vogliamo bene. Abbiamo fatto tanti chilometri con gli sci, così tanti che alla fine eravamo stanchi e volevamo partire, alla fine degli impianti di risalita leggevo le storie degli animali mentre Andrea voleva scendere da solo. Stare sempre con mamma e papà e zia Simona con Riccardo è stato bello, sulla carta la sera vedevamo tutto il percorso e l’ultimo giorno è venuto anche zio Dario che scende dritto e si ferma lontanissimo, con Riccardo dietro che però quando va troppo veloce cade e una volta l’abbiamo chiamato Riccardo Ricado, però scia bene e papà dice che cadere fa parte del gioco.

Andrea sogna a occhi aperti anche quando scia e sbaglia pista, ma poi sente tutto e cerca di fare le curve a sci uniti e andare veloce come Riccardo, nostro cugino, ma quando cade perché va troppo veloce non dice nulla subito, nemmeno si lamenta ma a tavola, nel rifugio, dice Che Sgrugnata Ho Preso e mostra i graffi sul viso. Poi grida forte perché vuole fare le piste diverse dalle nostre, e va in neve fresca e si pianta come un palo e papà ha fatto decine di chilometri spingendolo e pulendolo quando Godzi s’è trasformato nel Pupazzo delle Nevi. Lui voleva l’appartamento con la moquette che avevamo l’anno scorso, perché pensa che solo nella televisione di quella casa si possa vedere Roary, e noi glielo spieghiamo che non è così, ma niente.