Archivio mensile:marzo 2009

La mia neve

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Nonostante tutto, la meravigliosa vacanza in montagna si avverò e questa è la cronaca scarna, miei impavidi ultimi giapponesi del blog, dei nostri primi giorni. Il Miserabile Facchino diede per certo che entro la fine del mese saremmo stati arrestati per insolvenza, così pensò di creare un bad-family dove scaricare tutti i debiti, a carico della collettività ovviamente, ma non sapendo cosa buttarci dentro, perché noi siamo troppo meravigliosi e preziosi, haha, desistette. Partimmo dunque senza pensare al domani, e fu un lungo viaggio in cui vedemmo per la prima volta montagne molto alte, vedemmo tante cose, e io qualcuna in più se non fossi stata impegnata a dissiparmi sul mio ds, cose che voi umani… come una funivia vertiginosa e spaventosa e un’ovovia gialla e bianca che Godzi pensò spinta dal Serpente Bianco della Neve mangiatore di pizze tonde cotte al forno.
Ovviamente qualcuno di noi dovette ammalarsi, per assorbire su di sé le energie negative del cosmo esoterico, e altrettanto ovviamente toccò a papà. Nonostante una sinusite devastante, antibiotici, raffreddore e febbre, caricò sapientemente  la nostra macchina-vecchia, guidò per 650 km, scaricò i bagagli e seguì la Grande Generatrice nelle corvéé che incombono sui poveri genitori di tutto il mondo il primo giorno della settimana bianca.
La prima tappa fu da Beppi per affittare sci, scarponi, bacchette e casco. Dentro un locale minuscolo trovammo diecimila bambini urlanti, mamme prossime alla pazzia e papà in fuga sulle montagne circostanti. Mentre il Miserabile Facchino, reso insensibile dalla febbre, attese paziente il nostro turno, mamma si precipitò a prenotare le lezioni di sci.
Alla fine, carichi come muli con tutto il nostro costoso materiale, lei e papà tornarono con noi al residence per lasciarci da Matteo, il mio bravissimo compagno di classe che venne qui con la mamma. I vecchi percorsero l’ultima stazione della via crucis andando a pagare gli skipass. La sera papà prenotò un trattamento per sé in una clinica psichiatrica e indicò persino la data del ricovero, che coincise stranamente con quella del nostro rientro a Roma.
Domenica fummo sottoposti alle mirabolanti selezioni per assegnarci alla classe di abilità, alla presenza di maestri che decenni di pratiche zen avevano reso insensibili all’urto psicologico di manipoli ululanti di marmocchi. Pianti, strilli, informi fagotti rotolanti e piccole statue riottose a ogni movimento animarono la terrificante prova. Venni dapprima inserita in una classe, ma la mia scarsa propensione alla velocità mi fece retrocedere in quella inferiore. Una versione diversa recitò che i maestri fecero carte false per avermi nei loro corsi a causa della mia eccessiva bellezza, anche se papà mi chiamò spregiativamente pinguina, sob! Godzi infilò gli sci per la prima volta in vita sua, ma dopo due discese con papà che sciò al contrario tenendolo e spingendolo e strattonandolo per spiegargli cosa fare, riuscì al suo esordio a finire nella classe dello spazzaneve, grazie anche a una rissa con la maestra Anita, mentre altri sfortunati bimbi vennero costretti a imparare a camminare con gli sci, in circolo e al ritmo di tamburi schiavisti, cantando gospel molto tristi. Godzi ovviamente diede fuori di matto un paio di volte, tanto che i maestri impararono a conoscerlo  e con loro la piccola valle. Martedì il fratellino si comportò meglio, perché papà lo indottrinò con una discesa prima della lezione, ornata da sapienti bacchettate sul sedere, io scesi meno esitante ma sempre timorosa di scivolare oltre i 2 km/h. Godzi stremato dalla disciplina rientrò a casa con il Miserabile Facchino, dove entrambi svennero, io e mamma invece ci recammo con gentilezza a un rifugio con giochi per bambini e una discesa facile dove però caddi, e quando la neve mi si infilò nel guanto sentii un orribile gelo e mi lamentai fortemente. Papà sostenne che i miei lamenti sono ormai caratteristici della zona, così come le intemperanze di Godzi, ma io risposi che era cattivo! Martedì il fatto degno di nota fu che Godzi per la prima volta in vita sua mangiò a pranzo qualcosa di diverso dalle sue pappazze orrende, per la precisione masticò voluttuosamente deliziose patate fritte, al rifugio, e questo verrà ricordato come un felice esordio o come un triste epilogo.
Mercoledì il rettile fu portato sulla “Topolino” e questo costituì una grave leggerezza, perché dovette essere  inseguito da tutti i maestri, quando fuggì ripetutamente dalla docile fila dietro alla maestra per precipitare a valle. La sua espulsione dalla scuola sci venne rimandata dal Miserabile Facchino, che radunò tutte le possibili minacce per strappare la promessa di un più nobile comportamento, offrendosi poi di assistere la furibonda maestra nel recupero e nella punizione del piccolo evaso. Godzi non venne giustiziato sul luogo perché rivelò doti tecniche insospettate, tanto che per la prima volta scendemmo tutti insieme, io, mamma, papà e lui, per una lunghissima discesa dove noi bimbi cademmo varie volte ma io meno! Godzi venne convinto a sciare dietro a papà dalla bacchetta fatata, che si muoveva da sola e calava su una parte molle del suo corpo ogni volta che superava il maschio dominante di casa. Ma dovetti ammettere che fu davvero bravo a mettere in azione uno spazzaneve fantastico dopo così poco tempo. (continua…)

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mesi volanti

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Ecco marzo, coi suoi alberelli fioriti e i miei incubi notturni, dovuti alla febbre alta con la stanza che diventa piccola, gli oggetti grandi, non ci capisco niente e mi sveglio. Non sono stata l’unica, la mia classe è stata decimata da questa influenza Molto Cattiva. Godzi invece ha avuto un inizio di bronchite e i nostri colpi di tosse sono echeggiati in tutte le stanze rendendo altamente instabile l’umore la Grande Generatrice. Inutile dire che ci stiamo ingozzando di antibiotici.

Godzi ribadisce la sua avversità al cibo-dei-grandi e vuole tutto frullato, accuratamente. Sostiene di non voler masticare a pranzo e cena perché vuole rimanere piccolo, che "grande è brutto!". Non ha mica tutti i torti il fetente! Per capire quanto sia malvagio, pensate che subito dopo la fine del suo orrido pasto prende biscotti o patatine,va davanti ai vecchi e mastica rumorosamente per far vedere che lui li sta prendendo in giro, sul serio, che potrebbe stritolare un mattone tra le mascelle ma proprio non vuole. Io intanto gioco col ds anche se nonna Adriana mi ha regalato due bellissimi libri con gli odori veri le puzze di piedi di troll e strane storie di streghe e fate che mi piace tantissimo. Prosegue anche il mio triste apprendistato narrativo. Pensavo fosse un’idea malsana di papà, invece anche la maestra ha detto che devo scrivere dei piccoli temi e raccontarli. Tutto questo mi porterà a un esaurimento nervoso.

Nonna Adriana ha anche regalato a Godzi un wall-e che si smonta, il piccolo rettile è impazzito dalla gioia seminando pezzi di robottino per tutta casa.