Archivio mensile:dicembre 2007

Cronache natalizie #1

Standard

Il nostro Natale lo spendemmo a casa di nonna Franca a Subiaco, dove venimmo accolti con giubilo, soprattutto da Ciccio, il gatto di nonna, che ora pesa almeno otto chili e giocò volentieri con Godzi, scambiandosi con lui effusioni consistenti in calci, tirate di coda, graffi e morsi. Entrambi sopravvissero a stento e ora provano nostalgia l’uno dell’altro.
I miei regali di Natale: a) una mostruosa casa color lampone dei pony con dentro tripli servizi su vari livelli e decine di accessori leziosi; b) una scatola contenente tutto il necessario per imbrattare la Terra di disegni e scarabocchi; c) un meraviglioso giaccone rosa con cappuccio con collo e bordo di morbida vera pelliccia sintetica che mi fa sembrare d-i-v-i-n-a; d) non ricordo. Godzi invece ricevette una serie di macchine della serie Cars, indistruttibili, e alcuni trenini Thomas, con qualche pezzo di rotaia che però non bastò nemmeno per un misero cerchio per cui la triste locomotiva fu destinata a rovinosi deragliamenti, festeggiati da Godzi al grido di "È successo un disastro incredibile!" che lui ripeté decine di volte per mostrare al mondo affranto monti di rovine fumanti.
Babbo Natale ci snobbò, nel senso che nonostante ripetuti allarmi non si fece vedere, al contrario dell’anno scorso quando sgattaiolò lungo il balcone esterno permettendoci una fugace vista del tripudioso dispensatore di eccentrici doni. Egli, impigrito dall’età, ritenne più vantaggioso smistare i regali a vari parenti, che li portarono in gruppi organizzati per cui alla fine non capii più nulla e sperai che la slitta del caro abitatore del Nord avesse un guasto e compisse un atterraggio di fortuna nel nostro giardino così da permettermi la sua conoscenza.
Questo per il momento, miei pochi ma privilegiati lettori. Presto altri dolci racconti natalizi e fotografie mie e di Godzi, che solleveranno se non il vostro umore almeno le vostre palpebre a causa della nostra eccelsa bella presenza.

Annunci

La MIA recita

Standard

Dopo aver descritto fin troppo amabilmente la recita di Godzi, passerò alla mia, per la quale basterà  una sola parola: Perfetta.
Sistemata nella mia postazione intonai a piena voce le strofe delle canzoni e recitai senza esitare la parte a me assegnata. Attori consumati si produssero in realistici quadretti rappresentanti la Natività, che non ho idea cosa sia ma tant’è. Alla fine una standing ovation segnò il successo della compagine, che non diede bis né previde repliche.
Alla vigilia dovetti rinunciare alle scarpine nuove che vennero comprate dalla Grande Generatrice, in favore di bianche scarpe di ginastica; mamma poi partì lasciando al Miserabile Facchino il compito di assistere alla recita, insieme a Godzi. Entrambi rimasero conquistati dalla mia grazia anche se Andrea chiese ripetutamente dove fossi finita. Il fatto che fossimo vestiti tutti uguali, e che io non lo facessi infuriare con le mie prese in giro, lo confuse.
La mia interpretazione mi fruttò all’istante una scatola da 24 matite colorate, questo sì che fu un buon risultato; papà sostenne che non debbo essere viziata mentre ordinava per me regali per sei milioni di euro che mi verranno consegnati dalla Fedex-mas.
Il giorno dopo assistei anche alla messa a metà della quale dichiarai "Io non so niente di questo Gesù, voglio andare via". Forse è per questo che in un’altra occasione mi addormentai dando una nucata fantozziana contro il sedile di dietro.
Sperando che i credenti tra voi perdoneranno questi miei miserabili inciampi relativistici, vi auguro buone feste  e sentenzio: non importa come inizino, basta che finiscano bene.

La recita natalizia di Godzi

Standard

Tra gli applausi tanti bambini dell’asilo fecero il loro commovente ingresso in scena dopo aver ricevuto le ultime intimidazioni-raccomandazioni dalle insegnanti. I più grandi dietro, e la prima fila dei più piccoli che rappresentò vari tipi di umanità. La squadretta dei tappetti perse subito le ali, che in lacrime vennero raccolti amorevolmente dalle mamme. Al centro mantenne fiera posizione il Migliore, un quasi treenne evidente reincarnazione di Orson Welles, che sostenne da solo l’onere di muoversi in modo perfetto intonando a piena voce le canzoni natalizie. Altri due bimbi oscillarono tra una placida indifferenza e una timida partecipazione. E poi ci fu Godzi.
Nonostante le scommesse della viglia, si comportò benissimo, se per "benissimo" s’intende il fatto che non pianse e non abbandonò il palcoscenico correndo. Rimase anzi al suo posto, anche se con comportamenti inusuali.
Per prima cosa cercò di consolare i piangenti battendo la mano sulle loro singhiozzanti spalle, poi fissò con sguardo da orata l’insegnante che suggeriva le battute rimanendo in un silenzio che nemmeno un mafioso. A un terzo della recita prese a voltare le spalle al pubblico, forse una forma futurista di protesta, battendo le mani unicamente nei momenti di silenzio. Quando uno dei colleghi piangenti cercò di tornare nella fila, lui anziché aiutarlo gli intimò ad alta voce "Dammi la caramella" che quello aveva avuto quale premio di consolazione. Il povero bimbo fu costretto a lasciare di nuovo le luci della ribalta in un tripudio di lacrime e singhiozzi. L’apoteosi al termine, quando Godzi venne preso in consegna da un bimbo il doppio di lui per un girotondo letale. Il grande prese il mio fratellino per mano, gliela stritolò costringendolo a compiere le giravolte di prammatica. Godzi gradì poco questa costrizione, iniziando a picchiare il bimbo che dal canto suo lo spingeva via come fosse un gattino. La rissa da strada fu placata dall’intervento dell’arbitro sotto forma dell’istruttrice, che chiuse la recita tra inchini e lacrime degli storditi parenti.
Inutile dire che abbandonammo la scuola in tutta fretta.
E domani, miei lettori, il resoconto della MIA recita, ahà!
  

Postilla

Standard

Ieri, tra un conato e l’altro, ho dimenticato di aggiornarvi sul Grandioso Presepe acquistato da mamma a Napoli. Trattasi di elegante costruzione sviluppata su tre livelli; al piano terra assembramento di pastori con pecore, galline e un rinoceronte (messo da Godzi sperando in una devastazione) intorno alla grotta, con i sacri genitori assistiti da un angelo in attesa della mirabolante nascita. Eleganti scalette scavate nella pietra conducono al piano di mezzo, dove si svolge un mercato rumoroso, tanto che Giuseppe, da sotto, batte con la scopa protestando per il rumore. Ancora qualche scaletta e si arriva al mulino, che quel citrullo di Godzi, già corrotto dalla pubblicità, chiama "bianco", dove papà avrebbe voluto mettere la nuova macchina del pane se non fosse stata troppo grossa. Grazie a un raffinato impianto elettrico il mio presepe può a) illuminarsi con lucine bianche tipo pista di atterraggio per angeli senza brevetto; b) muovere le pale del mulino in un movimento rilassante e ipnotico molto feng shui e, meraviglia finale: c) dare vita, con un portentoso circuito interno, a una cascatella di vera acqua che ha mandato al manicomio Godzi, il quale ha cercato immediatamente di trasformarla in un car wash per la sua collezione di automobiline. I re magi sono stati posizionati lontani dalla scena, ma sbavano per accedere alla magica betlemme modello las vegas.  Del divino bimbetto si sono perdute le tracce, poiché Godzi se ne impossessò, ma certamente troverà il modo di ricomparire al momento giusto rispettando i termini dello svantaggioso contratto con l’umanità.

Ancora inezie

Standard

In questi giorni a scuola fervono i preparativi per la commovente recita di Natale. Commovente nel senso che sarà un pianto soprattutto per gli spettatori, formati da un gruppo sostanzioso di sbavanti genitori. Io venni prescelta per recitare alcune battute lugubri, che il mio aspetto angelico dovrebbe alleggerire del loro peso. Godzi è alle prese con la sua poesia, ma la maestra dispera di poterlo tenere nel gruppo dei piccoli più di sedici secondi. Sebbene la sappia a memoria, non c’è verso di fargliela dire, se non minacciandolo di non fargli più vedere tom&jerry. Dal canto mio dovrò indossare una maglia bianca e una gonna blu che mi renderà una perfetta piccola collegiale. Mamma, partita alla ricerca, dichiarò che gonne blu non se ne trovano, così comprò una stoffa da far cucire. Vi informerò sui risultati.
Guarimmo a stento dai nostri malanni, anzi io no, perché stanotte diedi di stomaco sul cuscino e mi rifugiai nel lettone, dove mi accoccolai tra le braccia di papà mentre mamma mi riempì di medicine. Oggi rimasi a casa e divenni ebete davanti alla televisione, lamentandomi per il mal di pancia. Godzi nel frattempo mi diede fastidio, ma meno del solito, mentre mantenne elevato il numero degli oggetti distrutti sviluppando perdipiù un’innaturale capacità logica nel formulare risposte oppositive e nel pretendere, con rara prepotenza, tutto ciò che i suoi occhi acutissimi riescono a vedere dentro casa.
 

Lacrime sul mio dolore

Standard

Sabato andammo alla festa di Riccardo, il cugino, che festeggiò in modo brillante 6 anni di età. C’era Pizzettino, l’intrattenitore, che ci fece divertire molto, e all’arrivo della torta, arricchita da veri Gormiti, scoppiò una rissa tra i maschietti presenti per il loro possesso. I poveri mostri guerrieri, terrorizzati da quell’orda aliena, vennero messi in salvo da zio Dario, vanamente inseguito da piccoli barbari senza legge né etica. Dal canto mio, perso da qualche tempo l’interesse per i pupazzetti, non presi parte alla bolgia infernale e mangiai cose buone e meno buone.
Domenica mattina preparammo, io e il Miserabile Facchino, l’albero di Natale, con una settimana di anticipo rispetto alla tradizione di casa. Voi, affezionati e rari lettori, sapete bene quale essere perfezionista e critico sia mamma. Ebbene, la sgominammo! Il nostro albero superò la perfezione lasciandola indietro di parecchio (è ancora là che piange in modo perfetto). Oh esempio di armonia, ordine e apollinea bellezza! Quando il vecchio accese le lucine Godzi prese a esclamare Grazie papà, Grazie papà. Il Miserabile Facchino, pur baciando teneramente il pericoloso fratellino, non lo perse d’occhio temendo una strage di addobbi. Invece Godzi non staccò neanche una palla (beh, una sì ma rimediò uno sculacciotto che gli fece cambiare subito progetti di vita). Ora il Mio Albero troneggia in salone e là rimarrà finché depressione non ci colga tutti.
Sob, adesso l’angolo della salute: sono davvero malata. Mal di gola a tappo che mi impedisce di parlare e soprattutto di urlare, febbre che ha imposto l’odiata suppostina, accidenti! Godzi invece stamattina si è svegliato con gli occhi più cisposi del mondo, ma ora sembra essere riemerso dal suo raffreddore e forse domani torna a scuola. Non così per me, e ho paura che domani facciano il numero 9!
Un’ultima su Godzi: il rapace nanerottolo ha imparato alla perfezione come mettere i cd e farli suonare. Oggi e stasera ha infilato sedici repliche di una nefasta ninna-nanna che ha avuto effetti deleteri sul suo umore. A un certo punto ha preso a lamentarsi dicendo Sono Troppo triste! Mi sento Davvero triste! Questa musica è Molto triste! Al che abbiamo risposto in coro di sentire qualcosa di più allegro, e di finirla là altrimenti avremmo disintegrato il triste lettore cd.