Archivio mensile:settembre 2007

La cioccolata è buona ma…

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… a me provocò un effetto assai fastidioso. Ieri infatti mi svegliai con un occhio e un polso assai gonfi, cosa che provocò tipiche reazioni da panico da parte dei vecchi. Venni sottoposta a cure con antistaminici e, dopo consulto con la valente pediatra, presi anche del cortisone in dosi ovviamente adeguate alla mia leggiadria.

Ne profittai stanotte per invadere il lettone e tormentare il Miserabile Facchino con richieste di spazio territoriale degne del peggior dittatore.

Non appena avrò recuperato il mio aspetto naturale – ora il mio viso ha litigato con se stesso – vi narrerò la creazione della nostra nuova stanza, che Godzi e io potremo devastare.

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Allergia ai compiti

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La celebre rivista Child Science ha scoperto il gene che governa una particolare terribile malattia che colpisce noi bimbi, e specialmente me, in momenti cruciali della nostra esistenza. Si chiama "gene geme"
Tale grave sindrome si manifesta con disturbi facilmente individuabili. Messa di fronte al piatto di minestra, oppure  al quaderno dei compiti, prendo a stropicciarmi gli occhi come se avessi della polvere dentro, mi prende un sonno che non vi dico, mi prude il naso, la mia attenzione diventa pari a quella di una medusa e tendo ad alzarmi dalla sedia senza volerlo e a chinare la testa come se il collo fosse diventato troppo debole per sostenerla. E a gemere come se stessi soffrendo in modo indicibile.
Genitori dei miei colleghi, se notate anche nei vostri piccoli idoli sintomi come questi, avete solo una soluzione: fateli smettere di studiare e fateli giocare, giocare, giocare!
Il Miserabile Facchino sostiene invece una tesi opposta, cosa che provoca in me lacrime amare. Egli sostiene infatti che devo fare i compiti e devo mangiare la minestra. Genitore crudele!

Il primo giorno di scuola

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Ciò che avvenne ieri, radi lettori, fu questo:

Godzi e io ci vestimmo ma lui solo col grembiule, visto che il mio doveva ancora essere comprato. Tutto questo mi disturbò un poco, ma giunta in classe sedei in prima fila con due occhi grandi come la stanza stessa, Assai Smarrita. Presto venni abbandonata dal Miserabile Facchino che dovette correre in aiuto delle insegnanti al piano di sotto, alle prese con Godzi che urlava in modo ininterrotto. Nonostante la sua precedente esperienza al nido, non tollerò d’essere lasciato solo. Dopo ripetuti tentativi si calmò e iniziò ad essere se stesso: prese a correre nel corridoio e a tentare l’arrembaggio delle scale; diede un sonoro morso a una insegnante; gettò in terra il proprio zainetto rifiutandosi di portarlo se non dopo la minaccia d’essere lasciato solo in classe mentre tutti gli altri andavano al parco giochi; là trovò la fontanella nella quale fece la doccia e, al richiamo sonoro dell’insegnante rimasta sana, la redarguì dicendole "Non si grida!". Per finire, rifiutò di seguire la nostra baby sitter fino a casa, contraddicendo così i piagnistei del mattino.

Nel frattempo io prendevo il mio primo dieci e lode dopo aver scritto su un foglio a quadretti e da sola "Mi chiamo Flaminia, ho sei anni e vado a scuola". Sotto dipinsi la scuola medesima e questo fu tutto, miei amici.

Una volta usciti, comprammo un centinaio di quaderni e ne profittai per estorcere a papà un regalo per la mia brillante prestazione. Godzi ricevette l’ennesima automobilina della serie "Cars" e io una bambolina da vestire a piacimento. Se al mattino volevo tornare alla scuola dell’infanzia, a ora di pranzo ero diventata grande e mi piaceva la mia classe di prima elementare. Poi provai il grembiule, nonostante fosse della misura più piccola, mi stava lungo, largo e quant’altro. Godzi invece con le mie vecchie divise è un adorabile mostruoso pulcino.

Quanto prima qualche terrificante immagine!

La mia seconda estate

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La mia seconda estate durò da metà agosto ai primi di settembre, quando un triste giorno nuvoloso e ostile l’automobile vecchia e grande venne caricata di masserizie e noi facemmo un rumoroso ritorno alla casa di città. Qui completai la disfatta del mio umore riducendomi a una larva davanti al televisore finalmente riconquistato dopo quasi tre mesi di astinenza, finché il Miserabile Facchino non lo spense d’imperio minacciando di lasciarlo cadere dalla finestra.
La nostra grande meravigliosa spiaggia divenne teatro di una forsennata caccia alle ultime conchiglie; irreprensibili signore e signori persero ogni ritegno e si misero a vagare come zombie sulla spiaggia litigandosi gusci di ogni tipo; ma nulla poterono contro di me, che avevo tempo persino per scavare buche dalle quali emersero gioielli di ogni tipo.

Il numero degli ombrelloni diminuì; le giornate si accorciarono ma l’acqua del mare si mantenne calda. Tornò la mia amichetta Giorgia e con lei passai le mie ore di gioco sulla spiaggia e tra le onde piccole e grandi. No, solo piccole perché lei con le onde grandi non ottenne mai il permesso di fare il bagno.

Nel frattempo Godzilla si esercitò per conquistare il cuore di tutte le femmine presenti sull’arenile; la cosa sembrò riuscirgli con semplicità disarmante, sospetto a causa della sua giovane età e della sua insistenza quasi maniacale. Un pomeriggio prese a corteggiare una mamma mai vista prima e gli rimase addosso per circa due ore. La povera signora emerse a stento da questa esperienza, mentre papà e nonna Adriana si guardarono bene dall’interromperlo poiché in questo modo non dovettero corrergli dietro per chilometri e chilometri.

Nel’acqua mostrai tutta la mia grazia, anche se Giuli e Nichi, avendo preso molte più lezioni di nuoto di me, furono in grado di battermi su tutti i fronti. Imparai comunque a fare le capriole in avanti e soprattutto papà mi insegnò a fronteggiare le Onde Spaventose, come le chiamò Godzi.

Le Onde Spaventose! Il Miserabile Facchino mi insegnò a passare sotto i grandi flutti e da quel momento nessuna onda mi fece più paura, anche se a volte finii proprio sotto la linea dei frangenti che mi involtinarono; rialzandomi con l’acqua nella gola e la sabbia nel costume meditai sui rischi delle azioni sportive estreme.

Godzi dedicò il resto del suo tempo nell’attirare su di sé ogni tipo di punizione, sempre mantenendo la stessa espressione strafottente. La casa risentì a lungo della sua azione anche se una dura selezione naturale fece sì che rimanessero intere solo quelle parti in grado di resistere alla sua rettilesca furia.

Invece per me arrivò il tempo della prima clamorosa uscita con le amichette senza i vecchi! Coi miei capelli frisé attesi di essere caricata su un’automobile per recarmi graziosamente a devastare una vicina pizzeria, dalla quale noi terribili femminucce venimmo bandite per sempre.

Qui invece posai con una ragazza assai più vecchia di me, Chiara! Per la quale nutrii soggezione e ammirazione.

Si torna a scuola quindi, tra un po’ è autunno.
Tutto finisce proprio quando qualcos’altro comincia.