Archivio mensile:agosto 2007

Subiaco

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Vorrei narrarvi le nostre avventure a Subiaco, miei amati lettori, prima che la mia capricciosa memoria perda tracce di quel periodo così intenso.

Quando arrivammo, ogni parvenza di pace e ordine venne dissolta come neve al sole, come castelli di sabbia sotto una mareggiata o come i nervi di nonna Franca a contatto con Godzi per più di dieci minuti di seguito.

Papà portò da Roma il relitto di una piscina vasta e costellata di buchi che gonfiò con infinita pazienza soffiandoci dentro il suo respiro a precipitando diverse volte in penosi stati di iperventilazione. Qui Andrea trovò relativa pace, anche se di breve durata, considerando che l’acqua era originariamente intorno ai -30 gradi, e solo la robusta luce del sole riuscì a scaldare fino a temperature accettabili. In questa vasca circolare si consumarono duelli rusticani tra me e Godzi per il possesso di beni aleatori e futili.

Per me fu difficile assumere un’aria assorta e posare per questa improbabile fotografia che papà mi estorse con arti malvagie. I miei pensieri in quel momento? Come annegare Godzi senza farmi scoprire. Poiché venni scoperta in più di un’occasione mentre lo malmenavo, a volte trovai utile mordermi da sola il braccio per mostrarlo a papà.

"Sniff, vedi, Andrea mi ha morsa!"
"L’impronta dentale dimostra che sono le tue zanne, piccola mistificatrice, c’è ancora la tua saliva".
"Oh, vabè".

Però Andrea ha un’aria così simpatica che quasi mi dispiace tiranneggiarlo, anche se lui nasconde un’anima mefistofelica.

Qui venni immortalata mentre mi lanciavo a precipizio giù per una breve discesa sulla biciclettina di Godzi; nonostante le alte velocità raggiunte non corsi mai il pericolo di sfracellarmi contro un abete o una mimosa.

Godzi ripreso mentre si aggirava nei pressi della rimessa per le automobili, da cui venne esiliato in seguito a un episodio curioso. Una mattina infatti il mio intraprendente fratellino venne sorpreso a camminare sul tetto della ferrari (in realtà si tratta di una Volvo molto grande ma Godzi la chiama così) di zio agostino, il quale non perse il suo sangue freddo ma solo diversi anni di vita.

Qui di nuovo noi due, fratelli dal carattere opposto, ci divertimmo a compiere azioni sconsiderate e coraggiose.

 

Fratellino giamburrasca

A un certo punto il Miserabile Facchino trovò una vecchia jeep elettrica appartenuta ai fortunati cugini Ludi, Giorgia e Giampi. Prese a pulirla e dopo appena qualche ora di indubbia fatica la consegnò esausto a me e a Godzi; subito schiavizzammo lo sfortunato genitore costringendolo a spingerci su e giù per tutto il giardino di nonna Franca (un  ettaro di brullo verde). Va da sé che di elettrico nell’automobilina non era rimasto nemmeno il nome, visto che la sua trazione fu umana. Nella fotografia infatti il ruolo di propulsore tocca a Giuseppe, valido e paziente cugino con un passato burrascoso.

Qui eccomi nel mio ambiente più consono: un comodo divano che devastai sghignazzando.

Mentre Godzi si mise in posa per una foto di rito, una breve pausa tra le sue scorribande che procurarono a nonna Franca diversi scompensi cardiaci.

Qui  la bella casetta di zio paolo dove passammo una indimenticabile serata danzerina (io) e podistica (Godzi)

Dove dimostrammo come sia facile distruggere una vettura

L’espressione tipica di Godzi quando subisce un rimprovero da qualcuno che non sia papà.

Sebbene involontario, questo gesto scaramantico salva Godzi dai periodici pericoli insiti nelle sue avventure nell’estremo.

La mia scarsa propensione al ballo trovò una pronta smentita.

Quando iniziai a essere stanca il mio sguardo si perse nel vuoto, ed ecco come si svolse la mia vacanza a Subiaco, più o meno.

 

 

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La prima estate

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Poiché ho avuto due estati, o adorati lettori, vi narro brevemente intorno alla prima, che durò all’incirca dal 18 giugno al 1° agosto, e che riserbò qualche novità e molte conferme.

Siete a conoscenza del fulgido fatto che seppi andare in bicicletta senza le rotelle, ma non sapete che una sera bucai il pneumatico posteriore e faticando e stridendo non poco raggiunsi casa dove fui in salvo. La mattina dopo la mia rosa compagna di pedalate venne sottoposta alle amorevoli cure del ciclista che me la restituì priva di difetti sgonfiosi e con l’aggiunta di strepitose novità quali il cavalletto e una potente luce con la quale, la sera stessa, accecai tutti coloro i quali si trovavano nei dintorni. Col cavalletto mi trovai un po’ a malpartito perché per lunghi minuti non riuscii a toglierlo! Il Miserabile Facchino promise di diseredarmi se non fossi riuscita nella straordinaria impresa di allungare maggiormente la gamba. Alla fine ce la feci a compiere l’atletico gesto rientrando in possesso dei miseri beni futuri che mi verranno lasciati da papà.

Nella foto sottostante, o sovrastante o insomma dove splinder decide di metterla, ecco uno dei piatti di conchiglie ad alto valore estetico che io e papà creammo dopo lunghe battute di caccia. Poiché altre migliaia di persone presero gusci a non finire, la superficie della spiaggia divenne di sola sabbia, cosa che nessuno credeva possibile. Sotto la superficie granulosa ci sono però altri miliardi di conchiglie che saranno mie prede questo autunno!

Godzi è pazzo, ma questa affermazione, che potrebbe sembrare frutto della mia naturale ed irresistibile acredine nei suoi confronti, ebbe la sua verificazione quando al mordace fratellino vennero messi i braccioli onde facilitare il suo scomposto agitarsi in acqua. Cosa credete che fece? Con l’acqua che gli lambiva appena le caviglie prese a gridare Aiuto Aiuto l’Acqua Alta! e a strillare opponendosi a ogni tentativo di galleggiamento. Non appena tolti i braccioli, Godzi prese a camminare finché il mare non gli entrò nelle narici privandolo del necessario ossigeno e a battere elegantemente i piedi a stile-libero quando mamma lo trascinò così come si fa con un sacco.

Io invece imparai, grazie ai consigli del Miserabile Facchino che di acrobazie se ne intende, a fare le capriole in acqua anche se non volli mai fare a meno di chiudermi il naso con le dita a pinzetta. Papà mi fece effettuare numerosi volteggi che al confronto quelli dei tuffatori di Acapulco sono puerili tentativi di imitazione.

La sabbia ci permise la costruzione di strane opere chiamate Castelli Di Sabbia. La precedente spiaggetta di ciottoli mal si prestava a simili edifici, mentre con la spiaggia nuova potemmo fare profonde buche alla ricerca dell’acqua, erigere alti muri di resistente sabbia e poi distruggere tutto come i sogni.

Da metà luglio sono diventata Piagnukola, un essere fatato che si lamenta appena viene toccata e piange senza motivo, che grida per un nonnulla e se la prende in modo tremendo. Forse mi trasformai in una delle bambole cinesi taroccate.

Le mie risse da portuale con Andrea si ripeterono decine di volte al giorno fino a raggiungere livelli di violenza inestimabile, con pizzicotti a sangue (miei) e morsi assai dolorosi (suoi) cui potemmo aggiungere occasionali sculaccioni (loro).

Il compleanno di Andrea avvenne in un’atmosfera di letizia rarefatta e spensieratezza alata.

 

Godzi chiacchiera al telefono più di me, non è umiliante?

Godzi però quando prese a fare i suoi bisogni più sostanziosi al bagno – ormai non sbaglia un colpo il furbacchione – cercò anche di pulirsi da solo e questo provocò lunghi cambi puzzolosi di pantaloni e accurate pulizie di mani e cosce e culetti, ah ah! Infatti fu bravo a imparare a rimettersi i pantaloncini da solo, ma non a fare caso a ciò che si annidava sotto!

Al mare dopo i bagni e appena prima di rientrare a casa  faccio la doccia con acqua dolce e calda contenuta in una bottiglia. Mi faccio asciugare e tutto è così semplice.

Cronaca di una vacanza annunciata

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Mi piaceva il titolo, ma questo è solo un promemoria delle cose di cui parlerò tra breve in post dedicati con foto meravigliose che vi stupiranno:

1) la mia fenomenale permanenza al mare dove sono stata eletta Principessa Lamentosa;
2) La caotica festa di compleanno di Godzilla con assalti al buffet e punture di vespa;
3) i miei grandi piatti di conchiglie che attirano grandi e piccini;
4) in campagna da nonna Franca dove martorizzo Godzi;
5) Il trionfale ritorno al mare che avverrà dopodomani.