Archivio mensile:aprile 2007

La bambina degli anelli

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A Subiaco potei godere della visione del terzo episodio di un film dove c’erano un sacco di cose interessanti. Prima tra tutte lo spiritello che diceva il mio tessoro e i mostri volanti che sono piaciuti anche a Godzi. L’anello che trovai in piscina divenne ovviamente il mio tessoro e mi feci raccontare dal Miserabile Facchino la fine della storia, alla quale non potei assistere perchè il sonno mi chiamò a sé.

Una volta saputo che l’anello si sarebbe squagliato nella lava bollente uccidendo tutti i miliardi di cattivi orchi e lupi mannari e occhi di fuoco qualcosa non mi tornò giusto. Mi sembrò assurdo sacrificare un anello così bello per scopi così banali.

Proposi quindi al Miserabile Facchino un remake.

"Facciamo che i mostri volanti prendono l’anello e tutti i cattivi vivono per sempre".
"Temo sia successo davvero", fu la sua risposta.

In compenso la notte ebbi numerosi incubi pieni di spiritelli e mostri volanti.

"Ma io avevo le ali e scappavo"
"Hai avuto paura?"
"No, era divertente".

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La mia Pasqua

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Ebbi gormiti tutti i giorni, alcuni originali e altri doppioni, grazie alle alchimie di nonna Franca che ogni giorno ne riusciva a comperare uno, anche se non usciva di casa (umh).
Mi si gonfiò leggermente l’occhio sinistro (destro per chi mi guardò) e la mia invadente bellezza ne fu diminuita. Mamma mi disse di non piangere per non irritarlo di più, ma tale esortazione cadde immediatamente nel vuoto, infatti piansi all’idea di non poter piangere.
Aprii centotrenta uova di cioccolato e la casa di nonna Franca venne invasa da sorprese demenziali: data la peggiore idea partorita da un folle creatore di giochi, il suo risultato venne celato dentro un uovo di pasqua: il mio.
Vennero zio Agostino e un’orda difficilmente ripetibile di cugini: Giorgia, Ludovico, Giampi e Sofia. I due maschi presero subito a esaminare la mia collezione di gormiti esclamando "oh ma io ormai sono grande e certo non mi sogno neppure di giocare con questi pupazzi da infanti; oh però come sono carini; oh fammi vedere come combattono; argh li voglio!" e, sebbene avessero un’età superiore a ogni mio tentativo di conta, si misero a giocare cercando di massacrare ciascuno l’esercito dell’altro. Giorgia invece scelse il centro del salone in tumulto per studiare in vista di un tedioso, inutile, polveroso esame universitario, pretendendo il silenzio da una tribù nomade comprendente una decina di persone ululanti, tra cui me e Godzilla, il che bastò a cancellare ogni parvenza di lucidità dalla mente della sagace cugina.
Nonna Franca, dopo averci accolti a braccia aperte, a poco a poco si pentì e prese a pretendere anche lei il silenzio assoluto mentre trasmettevano alla tv la miliardesima replica di "Colombo", le avventure di un tenente di polizia talmente sgarrupato da sembrare appena uscito da un babysitting con Godzi, ah ah. Ma le sue parole vennero coperte e cancellate dalla sommossa scoppiata con l’arrivo dei cibi. La cugina Giorgia si lamentò pubblicamente del destino del povero abbacchio servito a tavola, esortando a non mangiarlo, mentre spolpava con tripla fila di denti aguzzi e taglienti un’inerme coscia di pollo; in quel momento il Miserabile Facchino chiese silenzio e, dando ragione alla nipote, propose con volto grave che dopo pranzo ci si recasse tutti in pellegrinaggio alla stalla, per chiedere umilmente perdono ai genitori dello sfortunato animale; tutti approvarono rumorosamente e festeggiarono l’idea divorando rapidamente tutto l’abbacchio.
La giornata proseguì col nobile tentativo di zio Agostino di asfissiare l’intera famiglia, con l’evidente scopo di intascare l’eredità, per mezzo di un fuoco nel camino di proporzioni bibliche. Nel frattempo nonna si rifugiò in un bunker in cemento armato dove sognò biglietti di sola andata per Katmandu.
La cugina Sofia divenne il bersaglio delle attenzioni morbose di Godzi e anche mie. Il risultato fu che anche lei, dopo Giorgia, giurò di non avere mai figli.
La notte si scatenarono lotte acerrime tra me e Godzi per il possesso del Miserabile Facchino e della Grande Generatrice, risolte da un sonno liberatorio, nel senso che finalmente i nostri amati genitori si liberarono di noi. Al mattino Godzi si svegliò sempre alle 7.30 coinvolgendo subito anche me; dinanzi ai nostri rumorosi richiami, che frantumarono il silenzio perfetto della placida campagna in festa nonché il loro sonno, i nostri vecchi manifestarono profonda gioia come se avessero ricevuto un avviso di garanzia per gravi e misteriosi reati.
Questa fu la mia Pasqua, o radi lettori.