Archivio mensile:novembre 2005

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sbruffone ma simpatico

Godzilla sta diventando pestifero, minaccia continuamente in miei possedimenti, è letale, indistruttibile, inarrestabile, più lo spingo più ritorna. Proprio ora ha preso il mio peluche natalizio e l’ha buttato nella tazza del bagno! Legato saldamente al seggiolone, si agita come fosse tarantolato, non lo sopporto ma gli voglio bene, che scema. A natale andremo a casa di parenti, immagino saranno pieni di graziosi ninnoli e ceramiche, soprammobili che finiranno presto nelle grinfie del mostriciattolo, che s’arrampica dappertutto ed è bravissimo, verremo cacciati tutti, lo sento! Sulla strada fredda e buia per colpa di Godzilla che ha sventrato la foto della nonna, ha rotto il posacenere, abbattuto l’albero di natale. Ecco cosa succederà!
Io invece sono bravissima. Salvo alcuni trascurabili particolari che non vale la pena riportare qui.

 

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domenica

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La domenica mi piace, oggi siamo andati da Riki e abbiamo giocato sempre insieme, si è ingelosito quando sulla pista elettrica la mia macchinina andava più veloce di quella avversaria e così ha preso a distruggere tutto, poi ci siamo coalizzati per rubare ad Andrea tutti i suoi giochi ma i grandi ci hanno fatto sparire con ringhi feroci. Abbiamo mangiato insieme ma Riki è stato più svelto di me a finire tutto il suo piatto. Il Miserabile Facchino intanto smontava insieme a zio Dario il vecchio lettino di Riki, che ora passerà a Godzilla, l’ha caricato sulla macchina, e quando siamo tornati a casa l’ha scaricato e domani dovrà rimontarlo. Dura la vita dei maschietti! Andrea oggi si è morso la lingua ed era Molto Scocciato. In macchina all’andata mamma si è accorta con orrore di non avermi messo il pannolino e così ci siamo fermati per permettermi di fare pipì. C’era un vento artico e i miei nobili glutei si sono ghiacciati. La mia domenica si è conclusa con trionfali galoppate dentro casa e con salti formidabili sopra papà che si era addormentato sul divano e che non mi ha buttata dalla finestra solo perché mi adora.

Avviso urgente

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Attenzione, se qualcuno a Tokyo o Singapore, o Melbourne, avesse ricevuto una strana comunicazione che faceva più o meno "diààà, mftgpohf, aghhhert, priubbrt!!" sappia di essere uno dei pochi fortunati che ha ricevuto un dispaccio dal pianeta gbrl. Godzilla, infatti, ha preso il telefonino del Miserabile Facchino e ha pigiato tasti come Copeland dei Police sulla batteria.

Note blu

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A volte ho il sospetto che sia facile corrompermi.
"Che giorno è oggi?". A ogni risveglio spero sia sabato, o domenica.
"Mamma, non posso andare a scuola, sono malata".
"Misuriamo la febbre".
"Sniff".
"Non ce l’hai".
"Ho mal di gola".
"Ti spruzzo la medicina".
"Non mi fa niente".
"Mettiti il grembiule".
"coff coff, sniff, sono debole, mi sento male, nonvoglioandareascuola".
"Flaminia, vuoi che mamma ti comperi un piagiamino rosa nuovo?".
"Sì, sbrighiamoci, hop hop, corro salto grido stobenissimo!".

Andrea parla. Il Miserabile Facchino lo ascolta.
"dhcnf, ghhs dsre".

"Sembra un dialetto di altri pianeti, forse è un emissario del pianeta Grbl".
"Miagl, borgl, eiaaa, daa, blopsdfre, kiple".
"Una lingua sconosciuta, mitica, a capirla sveleremmo i misteri del cosmo".
"bglege, eeh, gà, mmmh".
Sono buffi uno di fronte all’altro quei maschietti.

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un cesto di godzilla

 

La prima parola che ha imparato Andrea è "Ahi!". Godzilla sbatte contro gli spigoli, inciampa nel tappeto e cade avvitandosi, s’arrampica sui divani e rovina al suolo di naso, sale sui mobili sbattendo ovunque, corre al parco e si grattugia il viso contro l’asfalto, fa a zuccate col pavimento e perde sempre, ma non si ferma mai. Però è carino, qui si infila nella cesta dei giocattoli, inutile dire che subito dopo questa fotografia è caduto all’indietro ed è andato a saggiare di nuca la durezza del parquet!

 

 

  

Con papà su una tavoletta di legno abbiamo fatto questo mosaico che era un elefante! Mamma l’ha guardato e ha insinuato che sembrasse di più un formichiere. Il fiore l’ho costruito da sola! I sassi li ho raccolti sulla spiaggia questa estate.
"Allora gli dipingiamo le zanne".
"Allora forse somiglia".
"Bianche".
"Dillo a papà".
"Ma un formichiere mangia anche gli elefanti?".

Era un paio di giorni che facevo la corte a una paperella in vendita in un negozio di giocattoli vicino casa. Questo negozio sta sul tragitto per andare all’asilo e così una sbirciatina ogni mattina me la merito, no? Quando sono con il Miserabile Facchino lo tiro, lo strattono, mi lamento, cigolo e riesco a entrare. Sì! Afferro la paperella e me la stringo al petto. Non la mollo e inizio a piangere, che tattica! Però papino non molla, il vile.
"Domani o dopodomani, se sei brava".
Mi ha ricattata bassamente tutto il pomeriggio e io ho ingoiato rospi a non finire! "Non spingere Andrea", "Mangia tutto", "Non fare capricci", "Non piangere", "dormi subito". Insomma, la paperella me lo sono sudata!.
Il giorno dopo papà è venuto a prendermi e io l’ho rimorchiato fino al giocattolaio dove ho avuto una orrenda sopresa, mi è stato detto che la paperella non c’era più! Stavo per modificare sensibilmente in peggio il mio contegno quando papà mi ha detto "sai, ho incontrato la fata della savana, mi ha detto che Flaminia deve guardare dentro il suo zainetto".
L’ho aperto scettica perché lo zainetto lo porto a scuola e nessuno lo tocca, ma dentro c’era il peluche, magia, sortilegio, incantesimo! La paperella canta una canzone che fa "qua, qua qua", insomma una parola sola, quando la schiaccio. L’ho agitata in segno di trionfo davanti al naso di Godzilla, ah ah!

 

Una gita

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Io e il Miserabile Facchino, da soli! siamo andati al mare a chiudere casa. Prima di partire ho proposto "portiamo anche Andrea!" facendo vacillare papà che ha balbettato "ma no, rimane qui, mamma, rimane… gasp". Mi sarebbe piaciuto portare con me Godzi, perché adesso sa anche lui come colpirmi e quindi ci tormentiamo a vicenda! Invece è rimasto a casa con mamma che mi ha salutata pregustando con occhio lucido una giornata senza i miei formidabili capricci.
Siamo partiti e il viaggio è andato bene. Mi dava fastidio il sole così papà mi ha dato i suoi occhiali da sole che ho smontato con dovizia di spiegazioni.

"Papà, la stanghetta è andata là".
"Là".
"Sì, non la vedi, per terra!".
"E gli occhiali?".
"Qui, dentro il mio zainetto".
"Sono sani?".
"Cosa vuol dire sani?".

Il tempo era buono, non faceva freddo, papà ha sistemato casa, ha tirato fuori le biciclette e abbiamo pedalato fino al mare, che era pieno di alghe e canne e anche la spiaggia. Ho raccolto un bel po’ di sassi per il Grande Mosaico che vedrà la luce l’anno prossimo, frutto di un’artistica collaborazione tra me e papà. Abbiamo incontrato il custode che pescava sugli scogli, mi sono tolta i calzini e le scarpe e ho sguazzettato un po’. Però non c’era nessuno così i miei piedini dorati sono stati asciugati con cura e siamo andati al ristorante.
Ero come una grande, solo un cuscino sotto il sedere mi permetteva di guardare meglio nel piatto e ho mangiato:
1) una bruschetta al pomorodo, tutta.
2) un piatto di penne al sugo, tre quarti;
3) un bel po’ di patate fritte;
4) grissini a volontà.

papà mi ha spiegato alcune buone norme di comportamento.
"Per favore non urlare e tieni il tovagliolo sulle gambe".
"COSA DICI?" ho ululato allegramente mentre gettavo il tovagliolo sui bicchieri.
"Sob".

Mi ha bardata come un’astronauta per proteggere la mia candida tutina da ginnastica bianca come la neve dal Terribile Sugo, invano. Una penna fondamentalista si è immolata infilandosi al grido di "viva il pomodoro!" nell’unica fessura libera e alla fine la mia tuta faceva tanto Pulp Fiction.
Anche la tovaglia alla fine era lievemente sporca, uscendo ho visto che hanno preferito buttarla piuttosto che tentare di pulirla.
Vorrei poter descrivere il viaggio di ritorno, ma dopo aver costretto papà a tornare indietro (fortuna eravamo ancora vicini casa) per prendere lo zainetto pieno di sassi-mosaico e altri preziosi beni, mi sono addormentata per risvegliarmi gridando "CASA!" e organizzando insieme a Godzi una sommossa per riportare i nervi di mamma al solito livello di guardia.