Archivio mensile:settembre 2005

La pecora elettrica

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Miei adorati 30 lettori, c’era una volta mamma che doveva alzarsi alle 4 e mezzo di mattina per recarsi alle Acciaierie Alitalia. Ovviamente Godzilla si è svegliato alle due e mezzo! Il Miserabile Facchino è rotolato dal letto e in stato di automatismo ha portato l’ irrequieto fardello sul divano del salone. Godzi si è comodamente sdraiato, lasciando a papà una vasta fettuccia di 3 cm. Dopo mezz’ora il vecchio è stato svegliato da un sinistro belato meccanico, bèè!. Prima ha pensato di essere diventato matto, ma poi ha considerato "è da anni che sono uscito di senno" così si è rimesso a dormire in equilibrio precario. Ma alle 3 e 30 strabèèè!, alle 4 megabèèè!!

Matto o non matto, Miserabile Facchino s’è alzato silenzioso e rapido lasciando Godzi ronfante e ha inseguito a orecchio teso il belato, proveniente dalla cucina. Ma dove? La malefica pecora elettrica non si trovava, cerca di qua, cerca di là, niente. Alla fine il suo occhio crepato dalla veglia forzata si è posato su un piccolo microfono bianco, sopravvissuto alla distruzione della pecora. Era la sua unità vocale, pronta a tormentare come uno spettro il suo sonno! Il resto è storia del cinema.

Terminator, scena finale, l’automa viene fatto a pezzi ma una mano assassina seguita a inseguire la protagonista. Interno notte: l’implacabile pecora elettrica è stata distrutta, ma sopravvive l’unità vocale che tormenta Miserabile Facchino con attacchi cadenzati e feroci,  Azione! camera mobile che segue affannata il tapino che affronta l’unità belante, armato di cacciavite si aggira guardingo in cucina, vede il nemico e lo afferra, ma quello inizia a belare! Lotta feroce finché, primo piano sulle pile che rotolano sul tavolo! Titoli di coda, il mio eroe è tornato sul divano ma dopo pochi minuti è stato nuovamente svegliato da mamma che doveva partire. Il mio fratellino dorme e non sa cosa s’è perso. Consegno questa testimonianza a sua futura memoria.

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Poco da dire

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scuola o non scuola?

Lunedì riprende la scuola! Sono combattuta, mi piace l’idea di tornarci? Papà, mamma e Cristina stanno contando le ore che mi separano dal grande cancello nero, foriero di novità, fanno piani per il futuro e tengono in serbo una bottiglia di spumante che stapperanno per festeggiare l’evento. Ho il sospetto che siano felici perché mi toglierò di torno, e non per l’ inizio la mia fruttuosa avventura scolastica.
Il Miserabile Facchino ieri è andato da zio Aldo per una misteriosa riunione chiamata La presa della bottiglia. E’ tornato questa mattina assai provato bofonchiando qualcosa sul vino bevuto. Zioo, vi siete divertiti! Voglio venire anche io la prossima volta! 

il microbo Godzi sullo scivolo

Godzilla è magro, ma maaagro. Il veterinario pediatra ha dovuto guardare sotto la scrivania per trovare la linea di crescita in cui rientrasse. Ha ordinato a mamma di fargli delle analisi, anche se mangia più di me potrebbe esserci qualcosa a cui è allergico. Io ad esempio sono allergica a lui quando prova a rubarmi i giocattoli. E lo spingo via. Lui piange. Arriva mamma e piango anche io. Ma questo col suo peso non c’entra niente. Di Godzilla ha solo la cieca volontà distruttiva, ma per il resto è un microbo, ah ah!  Qui prova a risalire lo scivolo dalla parte sbagliata in mia evidente adorazione.

la Regina dello Scivolo

Troneggio sul mondo dall’alto dello scivolo, sul quale il povero Godzi cerca invano di arrampicarsi.

Godzilla sconfitto

Il microbo proclama le sue frasi incomprensibili e cerca invano di imitarmi.

 

Vita nella giungla

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Godzilla mentre mangiamo si piazza sotto il tavolo e addenta le caviglie del Miserabile Facchino, ormai ha sei denti in dotazione e si fa sentire, così papà protesta assai addolorato e Godzilla che fa? Anziché mostrarsi pentito e contrito, apre la bocca e ride, ride! Sghignazza! Neanche io ero capace di tanto, sob, temo per il mio futuro. 
La mia attività preferita dunque è: Caccia Godzi Finché Sei In Tempo! e si svolge così:
un innocuo (si fa per dire) Godzilla si aggira per casa lanciando i suoi gridi caratteristici "eiàà, daaa!" e cerca di infilarsi nelle situazioni più incresciose; lo attiro con un’esca, in genere un giocattolo che gli fa accendere gli special negli occhietti, poi glielo sottraggo spingendolo, schiacciandolo, chiudendogli la porta in faccia. Variante del gioco: seguo il fratellino e appena lui prende in mano qualcosa glielo strappo facendolo strillare. Ahr ahr!

"Flaminia! Non massacrare Andrea!"
"Ma lui, ma io, perché?".
"Non ti ci buttare sopra con tutto il peso!".
"Ma io, lui… perché?".
"Non lo spingere!".
"Ma lui vuole questo!".
"Certo che lo vuole, è suo e l’aveva in mano finché non gliel’hai tolto con la forza!".
"Ma ora è mio!"
"Se non la finisci le prendi!".
"E io ti do una padellata in testa!".

godzilla!

Trucchi sordidi
mamma è tornata dal lavoro e me le ha date perché avevo combinato qualcosa che non ricordo, ma niente di che. Mmh, fatemi pensare, ma sì, avevo appena appena devastato il salone, coperto il pavimento della mia camera di oggetti, rigato il parquet cercando di trascinare un pesante cesto pieno di peluche lungo il corridoio, aperto la scatola dei gioiellini di mamma disseminandoli sui sentieri di Godzi, e avevo fatto diventare pazza Cristina parlando ininterrottamente per dieci ore.
La sera successiva è tornata, ha fissato la mia camera e con sguardo vitreo mi ha detto "ho portato un gelato, se metti a posto te lo do dopo cena".
Non ho fatto assolutamente nulla pensando a come ottenerlo ugualmente ma è arrivato il Miserabile Facchino che mi ha fissata straordinariamente serio.
"Flaminia, guai a te se metti in ordine!".
"Perché?".
"Così il tuo gelato me lo mangio io, ah ah!".
Capite di quali crudeltà sia capace papà?
Dopo sei nanosecondi la camera era in ordine.

è il momento della bambina metafisica
Perché chiedo sempre perché?
"Papà, perché la luce?"
"Perché il bicchiere?".
Non vacilla, dice "un sacco di gente ci pensa da migliaia di anni".
"Perché?".
"Per trovare una risposta".
"Perché?".
"Perché niente ha una risposta definitiva".
"… Giochiamo al gioco della savana?".
"prendi Babbuino e Cagnotto".
Ecco, il gioco della savana non ha bisogno di spiegazioni.
Perché?

PS oggi ho imparato a saltare su un piede solo, con grande gioia dell’inquilina del piano di sotto. Lei dichiara di non sentire nulla, ma io so che mente, perché anche se mette i tappi  le vibrazioni che provochiamo fanno certamente cadere i piatti dalle sue mensole.