Archivio mensile:maggio 2005

Io come Enrico Toti

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Alla faccia della punturina! I mostri saranno pure partiti col treno, ma la mia coscia sinistra mi fa male, malissimo! Zoppico vistosamente anche se, devo dire, con qualche lieve esagerazione che mi procura surplus di coccole da parte dei vecchi. Ma quel malefico ranocchio trova sempre il modo di surclassarmi! Ieri sera stavo nel mio lettino di dolore con mamma che coccolava solo me, e quel filibustiere di Andrea cosa combina? Vomita da tutte le parti! Così mamma è andata via per cambiarlo e lavarlo e al suo posto è arrivato il succedaneo, il Miserabile Facchino, che però mi ha fatto ridere e alla fine l’ho abbracciato stretto stretto.

Stamattina ho cercato con un supremo sforzo di evitare la scuola, piangendo e gemendo che non potevo assolutamente camminare, ma papà mi ha attirata irresistibilmente con un sordido trucco. Mi ha detto "andiamo in motorino!" e io ho saltellato allegramente dalla gioia. Insomma, da casa alla scuola sono cento metri, ma mi sono divertita un sacco, è la mia prima volta e a scuola l’ho detto a tutti. Papà ha detto che vuole leggersi il codice della strada per sapere se può comperare un casco tutto per me e portarmi a fare un giretto a vedere le cose più belle di Roma. Slurp!

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La nostra vaccinazione

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Hanno osato punzecchiarmi!
 
La Grande Generatrice e il Miserabile Facchino hanno messo in campo arti retoriche di altissimo livello per convincermi a sottostare al Giorno della Tortura detto anche della Vaccinazione.
Mi hanno prospettato una visione idilliaca della mia pancia e del mio sangue, infestati come in Alien da orrendi mostri mordicchianti che potevano essere debellati solo da un paio di punturine. Mi è stato dato un libriccino trasudante malattie e sangue che mi ha impedito di addormentarmi. Per rifarmi mi sono fatta raccontare da papà la favola di babbuino e cagnotto e dei mostriciattoli della savana, con il veterinario che li vaccinava e loro stavano di nuovo bene. Il libro dei mostri era molto maleducato e anche i mostri!
"Dunque, Flaminia deve fare la nonsoche abbinata alla chissachecosa mischiata al richiamo della boooh. Andrea il secondo richiamo della xkjw" asseriva rapida mamma, mentre papà con lo sguardo bovino riusciva a dimenticare tutto ancora prima di averlo ascoltato.
"Allora andiamo ", questo invece è riuscito a capirlo.
Il centro vaccinale è un ospedale piccolo piccolo. Il Miserabile Facchino l’abbiamo perso subito, risucchiato in un’orrenda fila per pagare, protratta talmente a lungo che noi avevamo già fatto tutte le vaccinazioni e festeggiato il diciottesimo compleanno quando lui è salito pieno di ferite e col portafogli vuoto.
Io mi sono comportata benissimo. L’idea che i mostri nel mio corpo sarebbero stati annientati mi ha impedito di piangere. Andrea ha fatto un paio di strilletti e ha fissato severamente il pediatra Fabio, il massimo che poteva permettersi visto che non parla. Dottor Fabio mi ha regalato due magici braccialetti della savana, che trasformano l’albero in rinoceronte che massacra Babbuino e Cagnotto!
 
Lui, il ranocchio
Così una grossa fetta di mostri è partita col treno e non tornerà più.
Ogni volta che vedo mamma che coccola Andrea comincio ad accusare dolori lancinanti alla punturina sinistra come quei calciatori che cadono in area appena sfiorati e si contorcono ad arte.
Malefico ranocchio!
il mio fratellino, sigh
ancora non cammini, ah ah!

Non sono stata io

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è stato Andrea! è stato lui, lo so, quando mette il suo bavaglino come il mantello di Batman e si lancia dalla sdraietta come un tuffatore di Acapulco. E’ stato lui e io, io. Povera vittima del suo disordine. Ero là per caso, per puro caso, passavo e l’ho visto che seminava, tritava, lanciava, sezionava e strapazzava le mie povere cose. E’ stato lui!

la Povera Vittima

La Povera Vittima Innocente

il Truce Colpevole

il Truce Colpevole

Le albe di papà

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La sera scende placido e docile il silenzio quando io e il Gattonatore ci addormentiamo. In questa atmosfera paradisiaca la Grande Generatrice e il Miserabile Facchino programmano la notte.
 
Spesso la Grande Generatrice sussurra: "amore, ti assicuro, domattina mi alzo io, ormai sono tre mesi che ti alzi tu per far riaddormentare il piccoletto. È giusto così, mi alzo io, io, zzzz…".
 
Ore 06.00 am: il Gattonatore emette i suoi richiami ancestrali e nel lettone la Grande Generatrice geme e stride: "groan! sob! cavallette, oscurità, terremoto, tsunami, aargh! Non posso alzarmi, non posso! zzz…".
 
Papà si alza, prende in braccio Andrea, lo riempie di camomilla come un cammello prima della traversata del Sahara e si accomoda sul comodo divano in salotto dove dormono teneramente abbracciati fino alle 7.30 circa. È così che il Miserabile Facchino tiene il conto delle albe, del tempo, osserva il primo chiarore, formula pensieri profondi sull’inesplicabilità della vita, sui misteri della paternità mentre Andrea si gira, toccandolo e stringendosi a lui si accerta che ci sia e s’addormenta come un angelo perfetto.
 

Il povero Uccio

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Siamo andati da nonna Franca sabato, la giornata era piuttosto grigia e ha anche piovuto un po’. Nei momenti di sole ho mostrato a nonna quanto sono brava ad andare da sola sull’altalena, abbiamo mangiato tutti insieme senza che nessuno mi imboccasse e lei mi ha detto che sono cresciuta un sacco! Abbiamo raccolto dei fiori e delle rose che ho preso recidendo il gambo coi denti. Con Papà siamo andati a vedere il fosso dove corre l’acqua e ho buttato dentro un sacco di sassi. Mi piace stare a casa di nonna.

In macchina papà mi aveva avvisato che Uccio, il cane di nonna, era stato morso da altri cani ed era di tutti i colori per via del disinfettante e aveva qualche feritina. Quando l’ho visto il poveretto era mogio e debole, era pieno di squarci e aveva anche un enorme collare a imbuto per non fargli strappare i punti. Così per tutto il giorno mi sono fatto raccontare dal Miserabile Facchino la "Storia di Uccio" che scappa di casa e incontra una banda di cani cattivi che lo riducono a mal partito.

Da papà mi faccio raccontare ogni giorno la storia del fiori secchi, quella della panchina resinosa e quella dell’automobile, quella della minestra e quella di io che cado. Non c’è novità nella mia vita che non diventi una storia che papà condisce di particolari insieme agli inseparabili Babbuino e Cagnotto, gli animaletti cattivi della Savana che mi piacciono tanto. Stasera è la volta della storia dell’evidenziatore magico, col quale Babbuino diventa giallo e prende un sacco di botte da me, e lo butto in cantina e chiudo a chiave e spengo la luce!

A casa è arrivata una nuova tata, si chiama Cristina ed è bravissima. Rimane tutto il giorno. Oggi mamma è andata a seguire un corso di preparazione al rientro al lavoro, quando mi sono svegliata dalla siesta l’ho ritrovata e ho esclamato "ma allora sei tornata!". Ero felice davvero!

Ainù

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Era un po’ che ci pensavo. Cambiare il titolo del mio blog. Chiamavo così la luna quando ero piccola, guardavo il cielo di notte e gridavo "Ainù!" quando la vedevo splendere. Il Miserabile Facchino trova che sia un nome anche più bello.

quando cresco maschio

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quando cresco

Quando cresco maschio voglio andare sulla ruspa e taglio l’erba
Quando cresco faccio tutto da sola
attraverso la strada e devo andare sul marciapiede con i mattoni rossi e devo spingere il verde
mi metto lo smalto,
vado a scuola.
posso nuotare senza braccioli perché se tu sei grande puoi andare senza braccioli che sono per i piccoli come Andrea;
posso prendere le bottiglie di vetro
posso prendere in braccio Andrea
posso prendere la radio
accendere l’aspirapolvere
accendere la lampada
posso leggere i libri
mettere a posto
prendere le tende
andare in palestra
lavorare quando sono maschio
andare in ufficio
papà mi racconta la storia della fontana magica anche quando sono grande.

Oggi ho recitato alla Grande Generatrice la poesia che suor Raffaella mi ha insegnato per la festa della mamma. Standing ovation.

Mamma, per la tua festa,
io ti offro una cesta di baci
e un cestino di stelle.
Ti offro un cuscino di fiori
su cui posare la testa
quando sei stanca;
una fontana di perle lucenti,
color della luna;
una ghirlanda di rose
e una montagna di cose gentili,
un cuore tanto piccino
e un amore grande così.