Archivio mensile:dicembre 2003

Babbo Natale

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Va bene che sono una bimba abbastanza tranquilla, ma quando vado a zonzo nei blog dei colleghi leggo cose strabilianti! A me, invece, non succede mai nulla, il mio Natale è stato bello e tranquillo, la sera della vigilia è venuto Babbo Natale e io ne ho diffidato immediatamente, era grosso, rosso e bianco e aveva un sacco pieno di regali, mmh… me lo guardavo sospettosa ma poi ho preso a litigare con Kiki per il possesso dei suoi regali mentre lui voleva i miei. Ho ricevuto una bambola alla quale tolgo sempre le scarpe, una strana lavagna per scriverci sopra così forse si salvano i muri di casa (illusi!!), e la mia croce, una fattoria che se premi uno dei pulsanti esce fuori un animale con il relativo verso. L’unico che non fa versi ma manda musica è il contadino, che deve aver bevuto troppo perché con quel che si tiene in casa c’è poco da stare allegri. C’è il cane che abbaia, l’uccellino che cinquetta, il gatto, il cavallo, la gallina e… la terrificante mucca!! Volete sapere una cosa? Ne sono terrorizzata! Non so quale genio del male l’abbia creata, ma quella esce con la sua facciona inquietante su uno sfondo rosso minaccia e fa un muu-muu che somiglia al verso di Godzilla quando si arrabbia. Con gli altri animali ho fatto amicizia, invece il tasto grigio della mucca è tabù, se qualcuno dei grandi si avvicina alla fattoria lo scanso e dico "mucca via!". Se per sbaglio premo il tasto maledetto quella esce, io scappo e mi lamento. Papà e mamma se la sghignazzano sotto i baffi, malefici.

Dopo Natale siamo andati a casa di nonna Francesca in campagna. Sono stata benissimo perché c’erano i cugini grandi che mi hanno fatto giocare tutto il tempo, c’erano i cani, il gatto Moui, ma per fortuna nessuna mucca…

Auguri a tutti voi di buon 2004, che possiamo ritrovarci sempre qui sui nostri piccoli blog tutti insieme. 

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  Sono stata c…

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Sono stata con mamma da nonna Adriana, che m’ha portato a Piazza Santa Maria Maggiore dove c’era la grande chiesa e tanti piccioni. Bellissimi! Stavo attaccata alle gambe di nonna e gridavo “vola, vola!!” mentre i piccioni turbinavano ovunque. Strillavo talmente forte che un gruppo di loro ha deciso di migrare all’istante. “dove andiamo?” ha detto uno, “ovunque purché lontano da qui” ha risposto un altro.


Come tutti i bimbi dovrei scrivere una lettera a babbo natale, dicendo che sarò più buona, ma io sono buona, un po’ vivace forse, ma potrei fare meglio. Ma cosa dovrei scrivere? Non lo so, mamma e papà hanno detto che dovrebbe esserci felicità per quelli che ne hanno avuta meno, ma senza toglierla a quelli che ce l’hanno già. Che questo accada raramente non deve far dimenticare che può accadere. Io per questa volta, ma solo per questa, scrivo quel che dicono loro.

Traslochi

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Mamma e papà amano cambiare abbastanza spesso la disposizione dei mobili di casa, fanno le prove, si mettono di qua, di là, di sentono RenzoPiano per un pomeriggio. Da noi gli spostamenti sono frequenti tanto che i mobili hanno le rotelle sotto, perché così possono gironzolare liberamente per le stanze. Scherzo!

Lo spostamento dell’altro giorno era impegnativo, c’era da muovere una corazzata: una delle due librerie. Mentre io e mamma facevamo il nostro rapido sonnellino del pomeriggio papà s’è messo al lavoro e ha cominciato a svuotare la corazzata di tutti i libri. A metà dell’opera sono arrivata io, non resistevo e ho voluto aiutarlo. Per prima cosa buttavo giù le pile di libri che aveva accumulato, stavano troppo dritte, poi prendevo lo straccio che usava per pulire dalla polvere e lo agitavo come fossi un torero, olé! E sbuffi soavi di polvere disegnavano i raggi del sole, che poesia! Quando papà è riuscito a spostare la libreria miracolosamente senza dire Parole Proibite (peccato, mi piace impararle) io ero sempre nei punti più pericolosi, e quando ha ripreso a mettere i libri salivo la scala dietro di lui. Spostava le poltrone e io ero dalla parte opposta a spingere, non è così che si fa? Papà mi vuole bene, non mi ha buttata dalla finestra quando, nel momento più impegnativo per lui, ho fatto la cacca e ho cominciato a strillare.

Mamma s’è alzata e stiracchiandosi ha detto, "i divani così no" e papà ha spostato tutto per dieci volte mentre lei sedeva da una parte con occhio critico e io lo aiutavo sempre dalla parte opposta. Alla fine ci siamo seduti tutti sul divano, stanchi del lavoro, e mamma ha detto a papà "non fai mai niente per la casa".

Fascino albero

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Sob, volevo farlo, lo giuro, quando sono uscita sulla veranda dove stava l’albero di natale tutto scintillante, avrei dovuto prendere le palle, strapparle via e gettarle da qualche parte, oppure correre gridando per tutta casa tenendole in mano, tirare i rami, combinare qualche disastro, e invece no. Sono rimasta là incantata e mamma m’ha presa in braccio e mi ha mostrato gli angioletti, i cavalli d’argento, la collana di perline azzurre e bianche, i fiocchi che brillano quando s’accendono le lucine al tramonto.

  Il mio Alber…

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Il mio Albero di Natale Blindato è nato qualche giorno fa quando mamma e papà molto allarmati si sono guardati negli occhi, “dove lo mettiamo? E poi la vigilia viene Kiki detto Tifone”.
“Se lo tira sulla testa”.
“Distrugge tutte le palle”.
“Lo fa a pezzi in pochi minuti”.
“Gli scatena contro una guerra preventiva dicendo che è un covo di terroristi”.
Alla fine hanno deciso e  lo mettono sul terrazzo, vigliacchi, sotto chiave, io potrò guardarlo con la mia giovane, innocente fronte  tristemente appoggiata al freddo vetro della finestra grande, attraverso le tristi sbarre dell’inferriata. Me tapina! Spero gli vengano i geloni quando lo preparano, e poi voglio vederli a mettere i regali là sotto, secondo me la vigilia fa -40.

I capeeelli!

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Mi sono cresciuti un po’ i capelli, ma quanto sono lenti. Alla mia età ci sono bambini che sembrano Tarzan…

Sono caduta dalla sedia di papà, che volo! Pianto dirotto e disperato, per sollevarmi un po’ papà m’ha dato il suo telefono portatile che mi piace da morire. Non ho potuto chiamare un collega di Tokyo perché non ha mai credito quel disordinato!

Kiki 2, la vendet…

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Kiki 2, la vendetta


Ieri sono tornata da Kiki! La preparazione è stata esemplare, mamma ha tuonato “stasera non facciamo tardi!” poi è scappata di casa lasciandomi con tata Mali che mi ha fatto il bagno un’ora prima, mi ha fatto mangiare e alle sette e mezzo ho fatto anche la cacca così non avevo nulla in sospeso. Mamma è tornata, mi ha cambiata e si è preparata mentre papà gironzolava cercando di evitare le nostre traiettorie. Siamo usciti in ritardo lo stesso!


Mentre i grandi erano a tavola e giocavano a non-mangio-da-una-settimana (ma zio Dario aveva preparato un’eccezionale polenta con sugo di spezzatino e salsicce) col cugino ci siamo contesi questi oggetti: la solita scatola di plastica, una casa con dei pulsanti che a premerli comparivano da dietro delle porte o da un comignolo tutti gli animali, il triciclo e una chitarra elettrica che Kiki brandiva pericolosamente come Jimi Hendrix. Quando s’è dedicato alla sistematica distruzione dei palloncini superstiti di sabato ne ho profittato per sottrargli definitivamente la casa che mi piaceva da morire.


Ho pianto solo due volte. Una perché Kiki m’ha scaraventata giù dal triciclo per prenderselo con aria da macho, l’altra perché mi ha dato una mezza manata in faccia che mi ha profondamente ferita nell’amor proprio! Papà pensa di insegnarmi strumenti profondamente democratici di dialogo come il diretto, il gancio e il montante, ma mamma non è d’accordo (ma fino a un certo punto), e poi non potrei mai usarli contro Kiki (ma fino a un certo punto). Lo sforzo maggiore sarà capire qual è questo certo punto.


Quando tutto sembrava perduto per me, Kiki ha cominciato a dare fuori di matto dalla stanchezza, allora zio Dario l’ha preso e l’ha portato a letto. Ho vinto, ha ceduto, il salone era mio! Ho preso possesso di tutto e mi sono goduta questa sovranità completa finché non siamo andati via. Le femmine sono più resistenti dei maschi!